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Attualità

Fico mette il salario minimo, i sindacati lo bocciano

L'iniziativa in Campania si scontra col muro Cisl: "Non offrirà soluzioni ai problemi del territorio"

di Martino Tursi -


Ci è voluto un (bel) po’ per fare la giunta ma Roberto Fico, in Campania, ha già iniziato a mettere mano ai provvedimenti simbolici: la giunta regionale ha varato le linee guida per il salario minimo. E, facendolo, ha fatto arrabbiare i sindacati. In particolare, s’è rizelata la Cisl. Che ha ricordato all’ex presidente della Camera che, fissando l’asticella ad appena nove euro orari, si rischia di sortire l’effetto opposto a quello voluto. E di impoverire, ancora di più, il lavoro al Sud.

Salario minimo, l’annuncio di Fico

L’annuncio, ovviamente in pompa magna, è arrivato nella serata di lunedì durante un evento Svimez. In pratica, la legge regionale della Campania stabilisce, citando le parole di Fico, che “tutte le stazioni appaltanti, a partire dalla Regione e quelle di riferimento regionale, quindi anche le Asl o le partecipate, quando faranno gli appalti dovranno mettere una premialità per le aziende che partono da un salario minimo di 9 euro anche a crescere”. Tutto bello, anzi bellissimo. La politica, al solito, ha suonato la grancassa. Peccato, però, che la bocciatura arrivi dai sindacati.

La Cisl storce il naso

La Cisl, col reggente regionale Mattia Pirulli, mette in guarda rispetto a quello che potrebbe essere “uno strumento che offre poche soluzioni ai reali problemi che il territorio vive”. Secondo Pirulli. “la strada da percorrere resta la valorizzazione della contrattazione e dei contratti collettivi nazionali e integrativi firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Interventi normativi di questo tipo rischiano di comprimere verso il basso i trattamenti economici, generare contenziosi e abbassare i riferimenti retributivi invece di elevarli”. Ecco, appunto. Ma si sa, l’ideologia conosce ragioni che la realtà disconosce. Salvo, poi, pretendere che si paghi un conto salatissimo: “La contrattazione collettiva nazionale e territoriale è l’unico strumento efficace per garantire salari adeguati e tutelare realmente lavoratrici e lavoratori”.

Nessuna condivisione coi sindacati

Infine una tirata d’orecchi sul metodo. Fico, l’uomo che veniva dalla democrazia dal basso, ha agito senza nemmeno usare la creanza di sentire il parere a proposito dei sindacati: “Iniziative di questa natura dovrebbero infatti essere costruite attraverso il coinvolgimento attivo delle parti sociali, in un confronto rispettoso e partecipato tra Istituzioni e organizzazioni sindacali rappresentative. Oggi l’urgenza è piuttosto che le stazioni appaltanti pubbliche indichino, in modo chiaro e vincolante, nei bandi e negli affidamenti, l’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil, per contrastare dumping contrattuale e garantire diritti e salari dignitosi”.


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