Gabbard e l’impeachment di Trump del 2019: “Prove fabbricate ad hoc”
La Direttrice dell’Intelligenza Nazionale Tulsi Gabbard ha attaccato fermamente i democratici del Congresso affermando che la procedura di impeachment contro il presidente Trump del 2019, relativa ai suoi rapporti con l’Ucraina, si basava su prove di parte e su un lavoro svolto piuttosto superficialmente da parte dell’intelligence.
Secondo Gabbard, i documenti recentemente declassificati, rivelano che il whistleblower (l’informatore) ebbe contatti con i Democratici del Congresso prima di presentare formalmente la denuncia, dettaglio non riportato nei moduli ufficiali dell’epoca.
Inoltre l’ispettore generale dell’Intelligence condusse un’indagine parziale intervistando solo quattro testimoni, utilizzando informazioni di seconda mano e ignorando spiegazioni alternative che avrebbero gettato una luce diversa sulla vicenda.
Quando nel 2019 Trump fu messo sotto accusa dalla Camera dei Rappresentanti a maggioranza democratica, la signora Gabbard, all’epoca membro del Congresso, fu una delle poche democratiche a non appoggiare l’iniziativa votando “present” (astensione). E poi il Senato, a maggioranza repubblicana, il 5 febbraio 2020 assolse il Tycoon.
Il fatto: l’inchiesta nacque dalla denuncia di un informatore dell’intelligence riguardo a una telefonata del 25 luglio 2019 tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Trump fu accusato di aver bloccato circa 400 milioni di dollari in aiuti militari all’Ucraina, già approvati dal Congresso. Secondo l’accusa, il rilascio dei fondi era condizionato a un favore politico: l’apertura di un’indagine su Joe Biden e suo figlio Hunter per i loro affari in territorio ucraino.
Anche se Zelensky ha sempre negato di aver ricevuto pressioni al riguardo, i democratici hanno portato avanti il caso. Oltre a citare il testimone, gli oppositori politici del Tycoon hanno riportato come prova il lavoro svolto dall’ispettore generale dell’intelligence, Michael Atkinson.
“Nonostante la mancanza di prove dirette e concrete Atkinson ha proceduto ad agire ignorando le linee guida del Dipartimento di Giustizia basandosi su testimonianze di persone non presenti alla telefonata oggetto di indagine, che rilasciavano dichiarazioni per sentito dire, solo per rendere pubblica la denuncia davanti al Congresso, trasmetterla all’FBI e farla trapelare ai media.” Ha affermato l’ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale.
Egli infatti avrebbe proceduto a inoltrare la denuncia al Congresso nonostante il parere contrario del DOJ (Dipartimento di Giustizia), che non riteneva la questione di “urgenza immediata” secondo i parametri legali.
Gabbard ha sottolineato inoltre che Atkinson procedette con l’indagine senza aver nemmeno richiesto la trascrizione ufficiale della telefonata, basandosi solo su “pettegolezzi”; il contenuto della chiamata fu successivamente reso pubblico.
Ha sostenuto inoltre che ci fu un coordinamento segreto tra il whistleblower e lo staff del deputato democratico Adam Schiff prima ancora che la denuncia fosse ufficiale, definendo l’impeachment un “verdetto già scritto”.
Il signor Shiff ora è un senatore e l’informatore, Alex Vidman, è attualmente un candidato democratico per il seggio della Florida al Senato degli Stati Uniti.
I Democratici hanno messo sotto accusa Trump due volte durante il suo primo mandato: per la vicenda dell’Ucraina e per le parole e le azioni pronunciate e realizzate prima della rivolta del 6 gennaio 2021 al Campidoglio degli Stati Uniti.
Questa operazione volta a ristabilire la verità e portata avanti dalla Direttrice dell’Intelligence è fatta di luci e ombre e sempre più spesso i cittadini si ritrovano a non avere fiducia in istituzioni e informazioni che con il passare del tempo vengono stravolte e si scontrano con narrazioni diverse.
Il passaggio di Tulsi Gabbard da astenuta nel 2019 a principale smantellatrice dell’impeachment nel 2026 sembra chiudere un cerchio politico molto discusso.
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