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Attualità

Gedi al Gruppo greco Antenna, d’Asero al vertice

Da settimane rassicurazioni sulla continuità editoriale ma persistono dubbi e interrogativi sui reali effetti del piano industriale che verrà applicato

di Giorgio Brescia -

Mirja Cartia d'Asero


Gedi cambia ufficialmente assetto: l’acquisizione da parte del gruppo greco Antenna segna una svolta storica per La Repubblica e per l’intero sistema editoriale italiano, con implicazioni che travalicano il semplice passaggio di proprietà.

Repubblica ecc venduti per 100 milioni

L’operazione, del valore di circa 100 milioni di euro, arriva dopo mesi di trattative e una forte revisione al ribasso delle valutazioni iniziali. Il closing resta legato ai via libera di Antitrust e Agcom, ma il passaggio è ormai considerato avviato e difficilmente reversibile.

Il perimetro comprende il cuore del gruppo: La Repubblica, le radio di Elemedia (Radio Deejay, Capital, m2o), Huffington Post Italia e la concessionaria pubblicitaria Manzoni. Fuori invece La Stampa, già ceduta in precedenza.

Sul fronte governance emerge un nome chiave: Mirja Cartia d’Asero, indicata come amministratrice delegata del nuovo corso. Manager con esperienza internazionale, già al vertice del Sole 24 Ore, figura di garanzia ma anche il segnale di una possibile ristrutturazione profonda.

I rumors sul piano di Antenna

Proprio qui che si concentrano i rumors più rilevanti. Il piano industriale per la Gedi acquisita da Antenna allo studio punta a integrazione tra carta, digitale e audio, centralizzazione delle funzioni, revisione organizzativa e dei costi.

Un modello che richiama i grandi gruppi media europei e lascia intravedere possibili interventi su redazioni e struttura operativa.

Le rassicurazioni sulla continuità editoriale non bastano a dissipare i dubbi. Nelle redazioni cresce la preoccupazione su indipendenza e occupazione, mentre l’ingresso di un player internazionale apre interrogativi sul futuro posizionamento politico e strategico del gruppo.

Nel breve termine, la priorità sarà stabilizzare la transizione. Nel medio periodo, però, questa operazione rischia di ridefinire gli equilibri dell’informazione italiana tra concentrazione, digitalizzazione e nuovi assetti di potere.


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