L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Foibe, soldi pubblici e polemiche: perché il Giorno del Ricordo alle Biblioteche di Roma fa discutere

di Redazione -


di Gabriella Piconi

Il Giorno del Ricordo non è un convegno qualsiasi. È una ricorrenza civile istituita dallo Stato per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. È memoria nazionale. È dolore storico. È una ferita ancora aperta.

Eppure, nel programma 2026 delle Biblioteche di Roma, l’evento dedicato alla ricorrenza non è una semplice commemorazione istituzionale: è la presentazione di un libro dell’on. Gianni Cuperlo (PD), con introduzione dello storico Guido Crainz e intervento di Christian Raimo.
Il punto non è vietare. Il punto è chiedersi: è questa la scelta più equilibrata possibile per un ente pubblico finanziato con soldi pubblici?

Crainz: memoria contro “rivincita”

In un’intervista a la Repubblica dell’11 febbraio 2020, Crainz ha dichiarato che «i sovranisti usano il passato per cercare una rivincita». Ha sostenuto che il confine orientale concentra «tutti i tormenti del Novecento» e che le foibe non possono essere isolate dal contesto delle violenze precedenti, dal fascismo di frontiera, dall’occupazione italiana nei Balcani.

È una posizione storiografica chiara: leggere le foibe dentro una storia più ampia, evitare semplificazioni nazionalistiche. Legittima. Ma anche politicamente sensibile.
Quando questa è la chiave interpretativa proposta in una biblioteca pubblica nel giorno della commemorazione ufficiale, la domanda non è accademica. È istituzionale.

Raimo e le parole che hanno portato alla sospensione

Nel marzo 2024, durante la trasmissione L’aria che tira su La7, parlando del caso di Ilaria Salis, Raimo dichiarò: «I neonazisti? Per me bisogna picchiarli». La frase suscitò reazioni trasversali e interrogazioni parlamentari.

Pochi mesi dopo, l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio lo ha sospeso per tre mesi con decurtazione del 50% dello stipendio per espressioni ritenute ingiuriose nei confronti del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. In un intervento pubblico, Raimo aveva paragonato Valditara alla «Morte Nera», definendolo un bersaglio politico da colpire.

Raimo ha rivendicato il diritto alla critica politica e alla libertà di espressione. L’amministrazione ha parlato di superamento dei limiti del linguaggio istituzionale.
Sono fatti.

Soldi pubblici, sensibilità pubblica

Non siamo a un festival privato. Non siamo in una fiera editoriale dove ogni casa editrice paga il proprio stand e il pubblico sceglie cosa ascoltare.

Qui siamo dentro un sistema culturale finanziato dai contribuenti. È legittimo organizzare un dibattito critico sulle foibe? Sì. È legittimo invitare studiosi con una precisa impostazione storiografica? Certamente. È legittimo invitare una figura reduce da una sospensione disciplinare per dichiarazioni politiche particolarmente aspre? Anche questo rientra nella libertà culturale.
Ma è opportuno farlo proprio nel giorno della commemorazione ufficiale, senza un evidente bilanciamento di voci?

L’intervento di Rocca

Sulla vicenda è intervenuto Federico Rocca, consigliere capitolino di Fratelli d’Italia, che parla apertamente di «memoria nazionale tradita da un’impostazione unilaterale».
«Il Giorno del Ricordo non è un appuntamento culturale come gli altri, ma una solennità civile istituita dallo Stato per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. È memoria nazionale, è dolore condiviso, ed è per questo che l’equilibrio delle voci non è un dettaglio ma una responsabilità istituzionale», afferma Rocca.

Secondo il consigliere, i relatori scelti «rappresentano una visione del tutto faziosa rispetto al tema delle foibe e dell’esodo» e l’evento, così impostato, mancherebbe di pluralismo.
Rocca insiste su un punto che considera decisivo: «A differenza di altri eventi dai toni apertamente negazionisti che possono essere organizzati da soggetti privati e che restano confinati nella responsabilità di chi li promuove, qui siamo di fronte a un’iniziativa di un’istituzione pubblica che rappresenta il Comune di Roma ed è finanziata con risorse dei contribuenti. È questo il punto politico e istituzionale più grave».

Il consigliere chiede inoltre perché non siano state coinvolte le associazioni degli esuli e dei familiari delle vittime, e richiama le parole del Presidente della Repubblica sul dovere di una memoria condivisa e non divisiva.

Da qui la richiesta di chiarimenti al sindaco Roberto Gualtieri sui criteri adottati nella scelta dei relatori e nell’organizzazione dell’evento. «Il Giorno del Ricordo merita rispetto, non mistificazioni. Diversamente – conclude Rocca – siamo di fronte a una scelta profondamente sbagliata che molti cittadini vivono come un’offesa alla memoria delle vittime».
Quando si parla di memoria nazionale, la forma è sostanza. E quando si usano soldi pubblici, la sensibilità dovrebbe essere massima. Altrimenti il rischio non è il dibattito. È la frattura.

Leggi anche: Chi nega ancora la foibe ha dei pessimi maestri (sono sempre i soliti)


Torna alle notizie in home