A Crans-Montana, cauzione senza vergogna
Mentre a Crans-Montana la giustizia è diventata un servizio a pagamento, con la bilancia rottamata e sostituita dalla macchina conta-denaro, in Italia va in scena lo spettacolo della nostra giustizia, a tratti ridicolo e tragicamente serio. Il Parlamento si accende sul referendum e si consuma una guerra di posizioni fatta di tatticismi e parole in libertà, come se la democrazia fosse un braccio di ferro e non la casa comune entro cui costruire le regole. Da una parte la giustizia ridotta a mercato, dall’altra la politica che rischia di ridursi a palcoscenico, mentre la realtà resta lì, senza sconti e senza copione. È un parallelismo grottesco, in Svizzera paghi e ti aprono la porta, in Italia prendi posizione e ti aprono un dibattito con sfumature irreali, spesso lontano dai problemi concreti. In mezzo Atena, che non custodisce più il senso del diritto, perché disarmata. Le hanno lasciato l’elmo, ma le hanno tolto la bilancia. E senza bilancia la giustizia è arredamento non garanzia. Poi però arriva il punto in cui qualcuno deve reggere il peso reale del quotidiano. E quel qualcuno sono le donne e gli uomini della Polizia di Stato, con le loro volanti, affiancate dalle gazzelle dei Carabinieri, chiamati giorno e notte a fronteggiare emergenze, tensioni e criticità crescenti, spesso in solitudine. La sicurezza non è propaganda, è una strada da presidiare, una chiamata da gestire, una vita da salvare. E mentre c’è sempre chi liquida le forze di polizia con l’etichetta di “corporative”, vale la pena dirlo con nettezza, il corporativismo abita altrove, dove si difendono rendite, coperture e privilegi come dimostra Crans-Montana. I poliziotti, invece, le vite le salvano. E soprattutto non le dimenticano, non le barattano e non le offendono con una manciata di franchi per 47 giovani vite spezzate. Il Capo dello Stato lo ha ricordato con sobrietà e fermezza, richiamando tutti al rispetto di regole condivise, perché senza regole comuni resta solo la barbarie. Sant’Agostino direbbe senza giri di parole, senza giustizia, resta solo il saccheggio. E quando il saccheggio diventa regola, vince sempre il più forte, quello che si prende tutto e poi pretende pure l’applauso, esattamente come insegna il trumpismo, dove la forza è diritto e il diritto è un optional. E allora anche la satira diventa amara, quando capisci che la giustizia nel cuore della civiltà occidentale si fa contabilità, ai cittadini resta solo la volante che può salvare vite, ma non può somministrare giustizia. E quando Atena perde la bilancia, allo Stato resta solo chi corre in strada con il lampeggiante blu, per salvare ciò che resta ma non la giustizia.
Leggi anche: Chi teme davvero la libertà di Moretti
Torna alle notizie in home