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Giustizia

L’aporia di Gratteri: la conservazione dello status quo sotto l’egida del “metodo”

Nicola Gratteri e il fronte del No bocciano la Riforma Nordio. Le contraddizioni di una magistratura che canta "Bella Ciao" e ignora l'Alta Corte Disciplinare

di Anna Tortora -


L’ultima uscita di Nicola Gratteri a Napoli è il manifesto perfetto di un’anomalia tutta italiana. “Ho detto No al metodo, ma le riforme sono necessarie”, dice il Procuratore. Un refrain che suona sinistramente familiare: è la strategia del “benaltrismo” elevata a sistema. Si ammette che la macchina è rotta, ma si rompe la mano a chiunque provi ad aggiustarla con attrezzi diversi da quelli approvati dalla corporazione.

Il “metodo” del No: tra fango e il silenzio sull’Alta Corte

Mentre Gratteri parla di “competenza e responsabilità”, la realtà della campagna referendaria conclusa ci restituisce un’immagine ben diversa. Il fronte del No non ha scelto la via del confronto tecnico sulla Riforma Nordio. Ha scelto la via della delegittimazione. Non abbiamo sentito analisi sui benefici della separazione delle carriere o sulla limitazione dell’abuso d’ufficio; abbiamo sentito insulti diretti ai sostenitori del Sì, trattati come nemici della legalità o, peggio, complici del malaffare.
In questo deserto di contenuti, il silenzio più assordante è stato quello sull’Alta Corte Disciplinare. Non abbiamo sentito un’analisi seria su un organo che finalmente separerebbe chi gestisce le carriere da chi deve giudicare i magistrati. Invece di discutere di come superare un CSM ostaggio delle correnti, Gratteri e i suoi hanno preferito agitare lo spauracchio del “controllo della politica sulla giustizia”, difendendo di fatto un’autotutela che troppo spesso somiglia a un’impunità di casta. Il “metodo” dei signori del No è stato questo: fango sugli avversari e omertà sulle criticità del sistema.

Se il Tribunale diventa una curva da stadio

Ma il vero volto di questa opposizione corporativa è emerso nel post-voto. Le immagini dei magistrati che, in un luogo istituzionale come un tribunale, intonano “Bella Ciao” e cori da stadio contro la Premier e la loro collega Imparato, non sono solo una caduta di stile. Sono la rappresentazione plastica di un sistema che ha perso il senso della propria terzietà. Sono la prova della magistratura politicizzata.
Com’è possibile invocare il “rispetto dei diritti” quando chi dovrebbe amministrare la giustizia trasforma le aule in piazze di parte? Come può un cittadino sentirsi garantito da un giudice che, un minuto dopo aver tolto la toga, si lancia in invettive politiche contro il legittimo Governo del Paese? Certo che è necessaria una Riforma, caro Gratteri, lo sapevamo già. Ma grazie a lei e a quelli come lei, è stata bocciata perché non siete mai voluti andare nel merito della Riforma Nordio.

La Riforma necessaria (e sabotata)

L’indipendenza è un valore sacro, ma non può diventare lo scudo dietro cui nascondere l’inamovibilità di privilegi e prassi fallimentari. Se il vostro “metodo” è quello di dire no a tutto ciò che non scrivete voi stessi, allora non state cercando una Riforma: state cercando la conservazione dello status quo. E i cori in tribunale sono il rumore di una vittoria che sa molto di sconfitta per il Paese. Lo sapevamo già che il sistema andava cambiato, ma oggi sappiamo anche chi ha impedito che accadesse, preferendo la curva da stadio al merito del diritto.

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