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Esteri

Guerra ibrida Nato a Russia: Cavo Dragone fa infuriare Putin

L'intervista al Financial Times accelera le tensioni

di Angelo Vitale -


La Nato valuta una svolta drastica, secondo l’ammiraglio Cavo Dragone: dall’attesa alla reazione attiva, con la possibilità di attacchi preventivi contro la Russia. Una mossa che scuote equilibri, alleanze e la pace in Europa.

Chi ha parlato e cosa ha detto: Cavo Dragone fa infuriare la Russia

L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare della Nato, ha dichiarato al Financial Times che l’Alleanza sta “studiando tutto”. Ha spiegato che nel campo cibernetico la Nato è finora “reattiva”, ma che ora si sta valutando un cambio di strategia: diventare “più aggressivi o proattivi” rispetto agli attacchi attribuiti alla Russia. Ha perfino aperto all’ipotesi che un “attacco preventivo” possa, in certi casi, essere considerato “azione difensiva”.

L’intervista solleva questioni centrali: non solo tattiche di guerra ibrida — cyber attacchi, sabotaggi, violazioni aeree — ma anche pressioni per decisioni audaci. Dragone ha precisato che tali opzioni restano difficili da concretizzare: “Molti più limiti legali, giuridici, etici” rispetto ai rivali.

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Quali rischi e perché lo scenario cambia

La proposta di interventi “pre-emptive” segna un passo verso una Nato meno prudente nelle risposte. La mossa suggerisce un rovesciamento della strategia: non reagire dopo gli attacchi, ma anticiparli. Cambia la natura del confronto con la Russia: la deterrenza da difensiva diventa offensiva.

Il potenziale pericolo? Il sottile confine tra difesa e aggressione. E riemerge il ricordo degli attacchi contro i cavi sottomarini, le reti di comunicazione e le infrastrutture critiche nell’Europa baltica come esempi di “guerra ibrida”.

Se la Nato decide di colpire preventivamente, il rischio di escalation aumenterebbe: ritorsioni, contromosse, instabilità generalizzata.

Reazioni e tensioni diplomatiche

La voce di Dragone ha subito scatenato reazioni dure da parte di Mosca: il governo russo ha definito le affermazioni “irresponsabili e destabilizzanti”, denunciando un’escalation diretta e un attacco al dialogo sulla crisi ucraina.

Intanto, nel contesto dell’Europa orientale, molti diplomatici spingono per una linea più dura nei confronti di Mosca, dopo gli episodi di cyberattacchi e sabotaggi — ma l’idea di un attacco preventivo divide anche gli alleati della Nato.

Cosa potrebbe cambiare: scenari per il futuro della Nato

Se la Nato decidesse di adottare una postura proattiva, il 2026 potrebbe segnare l’inizio di un’escalation su più fronti: rete, cyberspazio, infrastrutture critiche, deterrenza pubblica. La Russia — finora accusata di attacchi ibridi — potrebbe reagire con la stessa intensità, innescando una spirale di azioni e controazioni.

Allo stesso tempo, la mossa potrebbe servire come deterrente reale: secondo Dragone, grazie all’Operazione Baltic Sentry la Nato ha già impedito nuovi sabotaggi ai cavi sottomarini. Prova che la deterrenza funziona.

Resta un interrogativo enorme: quanto le regole internazionali e il diritto di guerra oggi possono adattarsi a una “guerra preventiva” digitale e asimmetrica?

Cambiano le regole

Cambiano le regole del gioco. Non più nel campo di attacco e difesa convenzionali. Emerge l’era della guerra ibrida, dell’infrastruttura vulnerabile, dell’informazione e del sabotaggio. Decisioni di oggi che potrebbero ridefinire la pace — o la guerra — per l’intero continente.


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