Sicurezza e Stato di Diritto la linea di equilibrio di Forza Italia
Tra garanzie individuali, tutela delle forze dell'ordine e rifiuto dei populismi: la posizione di FI sui recenti fatti di cronaca, da Mario Roggero agli scontri di Bologna
Sul tema della sicurezza non si gioca soltanto una partita elettorale, ma l’idea stessa di Paese. In un contesto politico spesso polarizzato tra le spinte della sinistra progressista e i toni della destra più identitaria, Forza Italia rivendica una posizione di equilibrio fondata su un principio chiaro: la sicurezza non è uno slogan né un totem emotivo, ma il presupposto fondamentale per garantire le libertà individuali e la coesione sociale.
La linea del partito prende le distanze tanto dall’illusione ideologica della sinistra, secondo cui la convivenza pacifica e l’ordine pubblico si genererebbero spontaneamente senza bisogno di un’azione coordinata dello Stato, quanto dalla deriva emotiva dell’ala più radicale, che rischia di trasformare ogni fatto di cronaca in una bandiera identitaria travalicando i confini dello Stato di diritto.
Legittima difesa e il caso Roggero: clemenza sì, ma senza cancellare le regole
Il giudizio sulla condanna definitiva di Mario Roggero sintetizza questo approccio. Pur nel rispetto delle sentenze della magistratura, il partito sostiene la richiesta di grazia al Capo dello Stato per ragioni umanitarie, evidenziando il contesto di ripetuti assalti e minacce subite dall’uomo nel corso degli anni.
Allo stesso tempo, viene condivisa con la coalizione di centrodestra la norma che nega il risarcimento a chi subisce danni mentre commette reati gravi come rapine, violenze personali o sequestri. Tuttavia, il confine tracciato dai capigruppo Craxi e Costa resta netto: si dice no alla cancellazione del principio di proporzionalità nella legittima difesa. Cedere alle spinte di chi vorrebbe legiferare sull’onda dell’emotività significherebbe incrinare l’architettura giuridica dello Stato di diritto.
I fatti di Bologna e la tutela delle forze dell’ordine
L’altra vicenda al centro del dibattito riguarda la morte di Abderrahim Fakir a Bologna, avvenuta durante un fermo di polizia. In attesa che gli accertamenti della magistratura chiariscano eventuali responsabilità individuali, la posizione espressa respinge la narrazione di una sinistra “anti-polizia” pronta a delegittimare le divise con processi mediatici prima ancora che si conoscano i fatti.
Al contempo, il bilancio dei disordini del 20 luglio a Bologna — con oltre 60 agenti feriti — ripropone il tema della responsabilità politica e amministrativa nella gestione dell’ordine pubblico. Particolarmente dura è la critica rivolta alla gestione locale e al sindaco Lepore, accusato di un atteggiamento imprudente nell’avallare o fomentare piazze ad altissimo rischio di scontro. I sindaci, intesi come prima autorità di sicurezza sul territorio, dovrebbero concentrarsi su prevenzione, degrado urbano e controllo capillare, anziché sfoderare posture demagogiche in momenti di alta tensione sociale.
Una sintesi per la coalizione
Questo posizionamento evidenzia le diverse anime che compongono la coalizione di centrodestra. La sicurezza viene intesa non come una concessione autoritaria, ma come la prima garanzia di libertà per i cittadini: un obiettivo da perseguire attraverso la fermezza delle istituzioni, il sostegno a chi veste la divisa e il rispetto rigoroso dei principi costituzionali.
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