L‘Onu che determina i processi e frena gli eccessi degli Stati è un bellissimo sogno. Il multilateralismo compiuto è un affascinante miraggio. La realtà, però, è ben diversa. Le Nazioni Unite sono paralizzate da veti incrociati e il contesto internazionale è caratterizzato da visioni contrastanti, ambiguità e assenza di azioni comuni. In un quadro di questo tipo, l‘Italia cerca con non poche difficoltà di ritagliarsi uno spazio di manovra, tentando di fungere da ponte tra Washington e Bruxelles in un’Ue in cui prevale la linea dello scontro con gli Usa, non nell’ottica di una legittima autonomia strategica, ma per pura contrapposizione a Trump.
L’Aula della Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani che impegna, tra l’altro, alla partecipazione come osservatore dell’Italia alla prima riunione operativa del Board of Peace, prevista per domani. I favorevoli sono stati 183, i contrari 122.
La posizione del governo spiegata dal ministro Tajani
“Sono convinto che i temi di politica estera non debbano essere terreno di scontro politico. Ma di un dialogo serio, continuo e trasparente. E, ogni volta che è possibile, di convergenza e responsabilità condivisa”, ha esordito il titolare della Farnesina. La crisi di Gaza “è una crisi che incide sugli equilibri regionali; sulla stabilità del Mediterraneo allargato; sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export, che transita per il 40% attraverso il Mar Rosso” ma è “soprattutto una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti noi”. Gaza, ha sottolineato il vicepremier azzurro, “è cruciale per la nostra sicurezza nazionale, anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari”.
Il senso della presenza ai lavori del Board of Peace
Rivolgendosi alle opposizioni, che si sono compattate sulle macerie di Gaza, assumendo una posizione fortemente contraria rispetto alla presenza italiana ai lavori dell’organismo, Tajani è stato molto duro: “Se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo Piano, dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà”.
L’assenza italiana, per molti versi, vorrebbe dire rinnegare il ruolo che Roma ha svolto per il cessate il fuoco, al netto della timidezza nel condannare le efferatezze di Israele. La presenza di tutti i principali partner della regione, come l’Egitto, la Giordania, l’Arabia Saudita e il Qatar, ma anche dell’Indonesia, il più grande Paese musulmano al mondo, costituisce un “argine” agli eccessi di Tel Aviv. E allo stato attuale, quello del Board, è l’unico contesto che consente di portare al tavolo la soluzione dei due Stati, in grado di disinnescare il rischio di una nuova escalation.
L’Italia come ponte
“Il nostro impegno – ha assicurato Antonio Tajani – è concreto, ed è destinato ad aumentare. Muove da un dialogo costante con Israele, con l’Autorità Palestinese, e con tutti i partner chiave nella regione, con cui abbiamo mantenuto in questi mesi un costante e stretto raccordo”. Il governo ha ribadito l’assoluta contrarietà all’annessione della Cisgiordania da parte dello Stato ebraico.
La linea di Vannacci
A sostegno della posizione del governo si è schierato Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. “Se non sei al tavolo, sei nel menu'” e troppe volte l’Italia, a causa delle scelte scellerate di un politica miope e dogmatica si è trovata a essere servita come contorno o come dessert. Non possiamo lasciare ad altri le decisioni che riguardano un’area di strategica importanza per Roma, una regione che sia affaccia sul Mediterraneo, il Mare Nostrum, ed il cui futuro influenzerà rilevantemente l’avvenire dell’Italia”, hanno scritto i vannacciani.
L’assenza del Vaticano
Il Vaticano non parteciperà al Board of Peace “per la sua particolare natura che non è quella degli altri Stati”. Lo ha annunciato il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin al termine del bilaterale col governo italiano a Palazzo Borromeo in occasione delle celebrazioni dei Patti lateranensi. “Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi, – ha osservato Parolin – punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni”, sottolineando in ogni caso l’importanza di voler dare delle risposte concrete.