Nuova tegola sul Pd di Elly Schlein: la proposta di Delrio sull’antisemitismo spacca il partito
Nel Partito Democratico si è aperta un’ennesima faglia, e questa volta il detonatore è il ddl contro l’antisemitismo presentato dal senatore Graziano Delrio. La proposta, depositata a titolo personale, ha immediatamente diviso il gruppo parlamentare e il partito. Insomma, un nuovo problema si aggiunge alla già complessa gestione di Elly Schlein, da mesi alle prese con un partito squassato dalle frizioni tra l’ala riformista e quella più spostata a sinistra. Una tensione che molti dem riconducono al “sacrificio” della vocazione moderata sull’altare di un eccessivo spostamento a sinistra che, in alcuni settori del partito, avrebbe assunto toni particolarmente radicali. Non è quindi un caso se l’iniziativa di Delrio ha raccolto consensi trasversali, dentro e fuori il Pd.
Il sostegno alla proposta di Delrio
A sostenerla sono stati esponenti come Simona Malpezzi, che ha ricordato i dati allarmanti sulla crescita dell’antisemitismo in Italia, Pier Ferdinando Casini e Luigi Marattin. Quest’ultimo, in un duro intervento, ha accusato il Pd di aver imposto a tre senatori il ritiro della firma per non irritare “squadristi da strapazzo” e ha rivolto a Delrio una domanda provocatoria. “Ma che ci stai ancora a fare lì?”. Carlo Calenda ha sottoscritto il provvedimento. Sostegno è arrivato anche dalla maggioranza. Maurizio Gasparri ha rivendicato la necessità di un fronte comune contro l’antisemitismo, ricordando di aver presentato una proposta analoga mesi fa. Dal fronte leghista, Gian Marco Centinaio ha accusato la sinistra di “strizzare l’occhio ai pro Pal”. Ma anche di non riuscire a trovare una posizione condivisa nemmeno sui principi democratici di base. Auspicando un percorso parlamentare rapido che porti ad approvare un testo unitario nei primi mesi del nuovo anno.
Ancora crepe nel Pd
Nonostante questo ampio fronte favorevole, è stato proprio il Pd a mostrare le crepe più profonde. A sorprendere è stata la presa di distanza del capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia, che ha criticato il ddl e ha spinto apertamente per il ritiro, insistendo sul fatto che la proposta non rappresenti la linea del partito. Un segnale politico pesante, che conferma quanto la questione sia diventata un terreno di scontro identitario. Dentro il gruppo dem, intanto, crescono il disagio e la confusione. Da un lato c’è chi, come Piero Fassino, difende il ddl sottolineando l’assenza di qualsiasi equiparazione tra antisemitismo e critiche al governo israeliano. Dall’altro, l’ala più vicina alla segreteria Schlein teme che la proposta possa essere percepita come una torsione moderata, incompatibile con la linea di solidarietà verso la causa palestinese che, negli ultimi mesi, ha preso piede in settori significativi della base.
Il ddl Delrio sull’antisemitismo e la leadership del Pd
La segretaria, ufficialmente silente, si trova così nel mezzo di una disputa che non ha cercato ma che potrebbe rivelarsi particolarmente insidiosa. La vicenda Delrio riporta infatti a galla il nodo mai risolto della leadership: una segreteria che appare spostata troppo a sinistra per l’area riformista, e troppo ambigua per chi vorrebbe una presa di posizione più netta su alcuni dei dossier più caldi. Cresce dunque l’impressione che Schlein rischi di pagare il prezzo politico di una frattura culturale interna che va ben oltre il merito di un singolo testo di legge. Se e come il ddl proseguirà il suo iter lo vedrà il Parlamento. Ma un dato è già certo: la discussione ha messo a nudo l’incapacità del Pd di presentarsi unito anche su un tema che molti consideravano di principio.
Per la segretaria, un nuovo banco di prova sulla tenuta del partito e sulla possibilità di ricostruire un equilibrio che, al momento, appare più fragile che mai.
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