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Esteri

Il Libano rischia di far riesplodere la guerra tra Usa e Iran

L'espansione dell'offensiva di Israele contro la de-escalation

di Ernesto Ferrante -


L’espansione dell’offensiva israeliana in Libano ha costretto gli Stati Uniti a intervenire con una proposta di “de-escalation graduale” che rivela la profondità delle difficoltà in cui si trovano. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha tentato di ricomporre le fratture esistenti parlando con il presidente libanese Joseph Aoun e con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ma l’idea statunitense di chiedere a Hezbollah di interrompere per primo gli attacchi in cambio dell’impegno israeliano a non colpire Beirut è apparsa subito poco praticabile. Aoun ha provato a caldeggiarla, ma il Partito di Dio, impegnato nei combattimenti attorno al castello di Beaufort, ha rifiutato. Per il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, è lo Stato ebraico a dover iniziare a mettere fine alle ostilità, non chi risponde ai suoi raid.

La debolezza degli Stati Uniti nei confronti di Israele

La realtà sul terreno conferma la fragilità della proposta americana. Le Forze di Difesa israeliane hanno ordinato l’evacuazione dei quartieri meridionali di Beirut, minacciando di colpire Dahiyeh se i miliziani sciiti continueranno a lanciare razzi verso le città israeliane. È un’escalation che Washington non riesce a contenere, anche perché Netanyahu appare determinato ad andare avanti, consapevole del fatto che negli Usa Donald Trump non è in grado di esercitare una pressione reale sul governo israeliano. L’incapacità della Casa Bianca di imporre una linea coerente, è ormai un elemento strutturale della crisi.

I falchi israeliani vogliono la guerra

Negativa è anche l’influenza della politica interna israeliana. Non solo il governo, ma anche i falchi dell’opposizione spingono per lo scontro militare con l’Iran. Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beiteinu, ha definito “una catastrofequalsiasi accordo con Teheran, sostenendo che l’unica soluzione duratura sarebbe un cambio di regime nella Repubblica islamica. Una posizione che riflette un consenso trasversale. Nello Stato ebraico l’opzione militare è vista da molti come inevitabile, e questo rende quasi impossibile per gli statunitensi ottenere un allentamento delle operazioni nel Paese dei Cedri.

Il blocco dello Stretto di Hormuz e di Bab al-Mandeb

In questo contesto, l’Iran ha scelto di alzare drasticamente la posta. Secondo l’agenzia Tasnim, ha deciso di “bloccare completamente” lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Bab al-Mandeb, due snodi vitali per il traffico energetico globale. Non si tratta solo di una risposta alla durezza israeliana, ma di un messaggio diretto agli Stati Uniti. Senza un cessate il fuoco in Libano, non ci sarà alcun negoziato. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi lo ha ribadito con chiarezza: “cessazione completa del fuoco su tutti i fronti, incluso il Libano”. Ogni violazione, ha avvertito, ricadrà su Washington e Tel Aviv.

Teheran smentisce Washington

Le autorità iraniane hanno inoltre smentito l’esistenza di colloqui sul dossier nucleare, affermando che la priorità assoluta è fermare la guerra. E hanno attaccato duramente l’Unione Europea, accusandola di “ipocrisia” per aver condannato solo la risposta iraniana agli attacchi americani, ignorando le violazioni della tregua da parte di americani e israeliani, che hanno dato avvio all’aggressione. La Repubblica islamica ha rivendicato il diritto alla legittima difesa. Quella di Bruxelles è stata etichettata come “indignazione morale selettiva”.

Su Libano e Iran gli Usa hanno perso credibilità

In mezzo a questa spirale, gli Stati Uniti si trovano in una situazione non facile. Non solo non riescono a frenare Netanyahu, ma vedono crescere l’insofferenza dei loro alleati nel Golfo. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar osservano con crescente preoccupazione l’inconsistenza americana nel garantire la sicurezza degli stretti e la stabilità regionale, condizioni indispensabili per i loro modelli economici basati sul commercio e sull’energia. La minaccia iraniana di chiudere i passaggi vitali ha reso evidente ciò che da tempo matura nelle capitali dell’area. L’America non riesce ad offrire quella protezione che per decenni ha rappresentato la base dell’ordine regionale.

Il risultato è un Medio Oriente in cui la diplomazia a stelle e strisce sembra inseguire gli eventi, mentre Israele e Iran dettano il ritmo dell’escalation. I partner degli Usa iniziano a chiedersi se non sia giunto il momento di ripensare le proprie “certezze strategiche”.


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