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Editoriale

Il monito di Mattarella e il ruolo che dovrebbe avere l’Unione europea

di Adolfo Spezzaferro -


L’Europa rischia di ridursi a grande potenza che non sa fare la pace. È il paradosso più grave dell’Ue di oggi: proprio mentre il mondo torna a misurarsi con la logica della forza, l’Europa che nacque per sostituire la guerra con il diritto sembra incapace di trasformare la propria storia in un peso politico.

Mattarella ha ricordato al Forum Ambrosetti che l’Ue è tuttora “la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità”, fondata su valori comuni e capace di garantire pace, diritti e prosperità a nazioni che per secoli si sono combattute. Ma questa straordinaria conquista rischia di restare un monumento del passato se l’Ue non trova la forza di proiettarla nel presente.

La guerra russo-ucraina e le crisi mediorientali, dal conflitto israelo-palestinese allo scontro tra Usa, Israele e Iran, hanno messo a nudo il limite europeo: Bruxelles condanna, sanziona, si schiera, ma non riesce a imporsi come protagonista della mediazione. E chi non contribuisce a costruire la pace finisce inevitabilmente per subirne le condizioni. Qui si misura la vera irrilevanza dell’Europa. Volere la pace non è un effetto collaterale della creazione dell’Ue, ma la sua ragione fondativa. Se l’Ue vuole contare nel nuovo (dis)ordine mondiale, deve tornare a fare ciò per cui è nata: non scegliere la guerra, ma rendere possibile la pace.

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