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Politica

Il partito di Vannacci continua a creare scompiglio nel centrodestra

di Giuseppe Ariola -


Talvolta a diventare una notizia è semplicemente la mancanza di notizie stesse. Un silenzio che suona strano e viene quindi interpretato come sospetto. Così, il fatto che, almeno apparentemente, tra Fratelli d’Italia e Futuro nazionale l’ascia di guerra sembra essere stata sotterrata alimenta rumors, ipotesi probabilmente bizzarre e anche qualche mal di pancia. C’è chi ci vede prove di dialogo e chi, invece, si spinge fino a parlare di disgelo. Altri, semplicemente, invitano a guardare i sondaggi. Secondo le ricostruzioni più allarmistiche, il motivo di questo periodo se non di pace certamente di calma, sarebbe infatti dovuto proprio alla continua crescita del partito di Vannacci. Un trend osservato con attenzione dallo stato maggiore di via della Scrofa in vista delle prossime elezioni politiche. Il peso del partito del Generale rischia infatti di diventare sempre più determinante in occasione del voto. A prescindere da chi è come saranno formati gli schieramenti.

L’incognita Futuro nazionale

E a proposito di elezioni, non manca chi ritiene che questa sorta di pausa delle ostilità tra i due partiti sia dovuta proprio al nodo più caldo del dossier sulla nuova legge elettorale. Quello delle preferenze. Sia il partito di Giorgia Meloni che quello di Roberto Vannacci sostengono di volerne. Un punto in comune che nel caso di un voto parlamentare sul filo del rasoio potrebbe far pendere la bilancia a favore della loro introduzione. Di contro, bisogna domandarsi a quale costo. La certificazione di una simile sintonia sarebbe tutt’altro che indenne per il centrodestra. Non solo perché Lega e Forza Italia sono schieratissimi contro questa modifica alla riforma elettorale partorita da un tavolo di coalizione, ma soprattutto perché di un’ipotetica comunione d’intenti con Futuro nazionale non vogliono neanche sentir parlare.

La linea di Forza Italia

Fonti parlamentari azzurre sostengono senza mezzi termini che inglobare il partito di Vannacci nel centrodestra non è neanche un’opzione. Perché in questo caso l’alleanza costruita in pianta stabile da Silvio Berlusconi semplicemente non esisterebbe più. Se si cambiano i suoi valori di fondo, è il ragionamento, la coalizione finirebbe per essere snaturata e non avrebbe più motivo di essere. Almeno non per come è stata concepita. Una linea che giungerebbe netta e chiara dagli stessi eredi del fondatore di Forza Italia, da tempo alle prese con tentativi, da un lato, di rinnovamento del partito e, dall’altro, di sposare cause autenticamente liberali, a partire dal delicato tema dei diritti civili. È evidente come questa visione sia del tutto incompatibile con alcune posizioni di Futuro nazionale.

Partito di Vannacci e riforma elettorale: le grane del centrodestra

Ma al di là dei massimi sistemi, anche la sola proposta di nuova legge elettorale, benché frutto di un accordo tra alleati, non è necessariamente ben vista dagli azzurri. La governabilità è intesa come una necessità da tutti i partiti di centrodestra, a partire proprio da Forza Italia che per prima e in tempi non sospetti ne ha fatto una battaglia. Ma vale la pena, si obietta dal partito, ipotecare rigidamente prima del voto la composizione di una maggioranza in nome della stabilità? Se a ciò si aggiunge quanto risultano indigeste le preferenze e l’ipotesi che il principale azionista della coalizione possa trovare un accordo per introdurle fuori dalla cerchia delle alleanze, il quadro, tra sospetti e frizioni, non può che peggiorare.


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