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Economia

L’Ue spende, la Nato ringrazia: “Fondi Ue essenziali”

Ursula si presenta coi 100 miliardi di Safe, Rutte applaude ma basteranno a Donald Trump?

di Giovanni Vasso -


La Ue si presenta a mani piene al vertice Nato. Trump frigna, ma ad Ankara piovono miliardi. In dollari. E già questo, per gli ambiziosissimi eurocrati brussellesi, è un problema. Ma tant’è. Il problema vero, adesso, è capire se basteranno, al tycoon. Un annuncio dietro l’altro, una rincorsa di cifre. Così alte da sembrare fantascientifiche. Mark Rutte, che sta alla Nato così come Infantino sta alla Fifa, ha già ottenuto l’impegno, da parte degli alleati, a investire l’equivalente del 5% del proprio Pil in armi e sistemi di sicurezza. E adesso si aspetta che gli facciano trovare sulla scrivania i propri piani per aumentare le spese. Lui è ottimista.

Al vertice Nato tutti aspettavano la Ue

“Gli alleati europei e il Canada hanno speso quasi il 20% in più per la difesa di base rispetto all’anno precedente. Considerando il 2025 e il 2026 insieme, si tratta di 258 miliardi di dollari di investimenti aggiuntivi. E la tendenza continua”. Appunto. Intanto ha annunciato che, da sola, l’Alleanza atlantica spenderà, in cinque anni, qualcosa come quaranta miliardi di dollari per rafforzare la rete di difesa antidrone. E, nel frattempo, le solite fonti autorevoli (e anonime) hanno spiegato che, a latere dell’iniziativa, si sono siglate intese per un valore economico pari a 50 miliardi di dollari. Già novanta miliardi. E non è mica finita qui. “Oggi e domani firmeremo contratti per miliardi di dollari, che spingeranno le nostre economie, aumenteranno la nostra sicurezza e creeranno centinaia di migliaia di posti di lavoro. Si tratta di capacità made in Nato, realizzate lavorando insieme, in stretta cooperazione”, ha detto Rutte che, dal suo amato “daddy” ha preso in prestito pure la retorica magniloquente.

“Intese per 50 miliardi”

E che ha un problema politico che non è mica da poco: deve mettere insieme le pretese degli europei, che vorrebbero spendere in produzioni “proprie”, con quelle di Trump che, invece, spinge perché nel Vecchio Continente si compri americano. E ciò anche in ossequio a quella gabbia economica che l’Europa s’è imposta da sé firmando l’accordo (capestro) di Turnberry, sperando di mettere la parola fine sulla telenovela dazi. Il segretario generale Nato Mark Rutte s’è prodigato e continua a farlo, affermando che l’industria Ue e quella americana debbono viaggiare insieme. Ed è stato anche per questo se molto risalto, nella giornata di ieri, ha avuto l’intesa sottoscritta da Lockheed Martin e Rheinmetall. Che hanno annunciato la volontà di mettersi insieme per costruire, in Germania, i missili Atacms. Si tratta di armamenti che però, fino al “completamento della transazione”, continueranno a essere prodotti in Arkansas e venduti a Nato e Paesi europei.

Safe e Rearm Ue: basteranno a Trump?

Perciò, quando è arrivata la baronessa Ursula von der Leyen, per un attimo s’è fermato tutto ad Ankara. Lei in Turchia s’è presentata a mani piene, annunciando che la Ue ha già in essere accordi per cento miliardi di euro (pari a 114 miliardi di dollari) nell’ambito degli investimenti Safe. Cento miliardi di euro per dieci Paesi. Il meglio (a cominciare dall’Italia) deve ancora venire. Ursula ha poi ripreso la solita fanfara di numeri e cifre. Ha confermato l’impegno di Rearm Europe da 800 miliardi di euro da qui al 2030, di cui 150 proprio tramite gli acquisti in comune di Safe. Ha detto che Bruxelles, o meglio il Vecchio Continente, non vuole più delegare ma agire. Rutte ringrazia: “I fondi Safe sono essenziali, la cooperazione non potrebbe essere migliore”. Per forza: l’Ue spende, la Nato amministra e Trump incassa, in tutti i sensi. Ma di tempo non ne ha.

I dolori del vecchio Donald

Il tracollo in Borsa di Samsung ha riaperto i timori sulla bolla Ai, poi è arrivata la notizia secondo cui la cinese DeepSeek potrebbe presto contare su chip autoprodotti a deprimere il Nasdaq. Sarebbe una bomba, altro che atomica. E poi c’è sempre quella stramaledetta crisi del credito che non fa dormire i fondi (e i risparmiatori) mentre l’inflazione non ne vuol sapere di scendere. L’America, altro che great again, ha più di un problema. Piovono miliardi (Ue) al vertice Nato di Ankara, chissà se basteranno.

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