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Esteri

Il piano dei Sei per la riapertura di Hormuz, Crosetto: “Nessuna missione senza una tregua”

di Flavia Romani -


***AGGIORNAMENTO***

Crosetto: ‘Nessuna missione a Hormuz senza una tregua’

“Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa”. A dirlo, il ministro della Difesa Guido Crosetto. “Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo”.

La crisi in Medio Oriente continua a intensificarsi, ma sul fronte diplomatico emerge un segnale importante: il piano promosso da sei Paesi per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Un piano, specificano le potenze, che non ha natura militare, bensì politica. A chiarirlo anche lato italiano è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sottolineato come l’iniziativa punti esclusivamente a favorire il dialogo e la stabilità, senza implicare alcun intervento armato.

Il documento, firmato da Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone, nasce in risposta alla crescente tensione nello strategico Stretto di Hormuz, parzialmente chiuso dall’Iran dopo gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele. L’obiettivo dichiarato è garantire la libertà di navigazione commerciale in un’area cruciale per il traffico energetico globale.

“Il piano per Hormuz non è militare, ma politico”

“Non è un documento militare”, ha ribadito Tajani, spiegando che si tratta di un’iniziativa volta a costruire condizioni favorevoli al confronto tra le parti. L’Italia, ha aggiunto, non è coinvolta nel conflitto e non intende esserlo. Ma lavora per evitare un’ulteriore escalation che potrebbe avere pesanti ripercussioni economiche, in particolare sui prezzi di petrolio e gas, già in forte aumento.

Nel frattempo, il quadro sul campo resta estremamente fragile. A Haifa, una raffineria è stata colpita durante un attacco missilistico. Secondo le autorità israeliane, l’incendio sarebbe stato provocato da un frammento di intercettore e non da un ordigno diretto. La situazione è ora sotto controllo. Parallelamente, si registrano nuove operazioni militari, tra cui un attacco israeliano a installazioni navali iraniane sul Mar Caspio.

Sul piano internazionale, il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non invieranno truppe in Iran. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha invocato una tregua temporanea per riaprire i negoziati.

In questo contesto, il piano dei sei Paesi rappresenta un tentativo di riportare la crisi su un terreno diplomatico. Pur senza prevedere azioni militari, l’iniziativa segnala la volontà di difendere la sicurezza delle rotte marittime attraverso strumenti politici, cercando di contenere una crisi che rischia di allargarsi ulteriormente.


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