Il Sodoma, forma e colore del “made in Italy” rinascimentale
Il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto dedica una mostra al pittore vercellese Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, importante esponente del Rinascimento italiano
A quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva, che si tenne nel 1950 a Vercelli e a Siena, la Fondazione Accorsi-Ometto ospita un’importante rassegna dedicata a Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, e visitabile fino al 6 settembre prossimo.
“Questa mostra l’abbiamo fortemente voluta come Museo Accorsi-Ometto – ha dichiarato Luca Mana, direttore del Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto – ringrazio il nostro presidente, i consiglieri e i membri del cda che tutti i giorni sostengono quelli che per noi sono prodotti culturali. Queste mostre nascono con lo scopo di arricchire non solo il Museo Accorsi-Ometto, ma tutto il territorio. In questa esposizione abbiamo coinvolto anche altri Stati, tra cui la Città del Vaticano e la Francia. Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, è uno tra gli artisti più importanti del Rinascimento, in quanto ha saputo interpretare, dare una forma con il colore al ‘made in Italy”, con questa capacità tutta italiana, tra Quattrocento e Cinquecento, di creare questo laboratorio di creatività che è passato alla storia con il nome di Rinascimento. Sodoma ha saputo interpretare quelle che erano le esigenze della classe politica romana e senese del tempo. Giorgio Vasari è stato il primo, però, a condannare l’opera del Sodoma, e ci sarebbero voluti secoli prima che questo pittore potesse recuperare un aspetto critico positivo. La particolarità di questa esposizione è rappresentata da una mostra all’interno della stessa: all’interno del percorso espositivo, composto da una cinquantina di opere, è presente un importantissimo prestito dell’opera del “Bambin Gesù delle mani”, frammento di affresco del Pinturicchio proveniente dalle Stanze Vaticane”.
L’esposizione, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Fragi ed Edoardo Villata, propone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale dell’artista, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dal pittore, che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio del tutto personale. Sodoma, dalla bottega di Giovanni Martino Spanzotti, ai cicli di affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e nel chiostro di Monteoliveto (1505-1508), nel Senese, per giungere alle straordinarie puntate a Roma, sorretto dalla committenza di Agostino Chigi, compie un viaggio che il percorso espositivo tenta idealmente di ricostruire.
La mostra si articola in sette sezioni, intese come le diverse tappe del viaggio intrapreso da Sodoma nel corso della sua attività giovanile. Il percorso si apre con “Ecce homo” (Cristo deriso) del 1515, che riflette l’arte del Sodoma ormai maturo. Nella prima sezione è anche esposto il contratto originale di apprendistato di Giovanni Antonio Bazzi presso Martino Spanzotti, nella cui bottega il pittore si formò a partire dal 1490, e che segnò l’inizio della vicenda artistica di Sodoma. Si prosegue con le opere degli artisti vercellesi e casalesi conosciuti dallo stesso Sodoma, quali Alvise De Donati e Eleazaro Oldoni, il cognato di Spanzotti Aimo Volpi e Balzarino Volpi. Si prosegue con l’attività di Spanzotti, del 1490, e di alcuni suoi allievi tra cui il Defendente Ferrari con la “Sacra Famiglia con San Giovanni Battista e un angelo”, di collezione privata e visibile per la prima volta. Tra gli artisti della Milano leonardesca, non possono mancare Bernardo Zenale, il Maestro della Pala Sforzesca, e Giovanni Antonio Boltraffio. In questa sezione si può anche ammirare il Martirio di San Sebastiano, proveniente dal Musée Jacquemart – André di Parigi, la cui attribuzione è discussa tra lo Zenale e il Sodoma. Del 1503 è lo straordinario “Compianto del Cristo morto”, che dimostra come l’ambiente culturale lombardo abbia profondamente influenzato il percorso giovanile del Sodoma. Il Rinascimento nell’Italia Centrale è rappresentato da due opere di Bernardino di Betto detto il Pinturicchio, artista a cui Sodoma a Roma si ispirò con particolare attenzione. Si tratta di un affresco staccato di collezione privata raffigurante Gesù Bambino Benedicente, che si suppone provenga dagli appartamenti Borgia in Vaticano, e di un tondo raffigurante la Sacra Famiglia, appartenente alla Pinacoteca Nazionale di Siena. Le due rare Pietà di Sodoma prestate dalla Confraternita di Santa Maria dell’Orto e dalla collezione romana Patrizi di Montoro, benché simili dal punto di vista compositivo, documentano la precoce maturazione dello stile dell’artista di origine vercellese.
Il contesto centro italiano, soprattutto romano e senese, è anche illustrato dalla presenza di miniature, placchette, medaglie e maioliche e, a conferma dell’intensità degli scambi tra il Piemonte e l’Italia Centrale, sono esposte importanti opere di Macrino d’Alba, tra cui la “Madonna con il Bambino in trono tra i santi vi sono Nicola di Bari e Martino”, della Pinacoteca Capitolina di Roma, e un inedito predellino con Cristo benedicente e gli Apostoli, proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo. Altrettante importanti testimonianze di questi scambi sono le opere di Gaudenzio Ferrari, Eusebio Ferrari, Gerolamo Giovenone, di cui è visibile una delle versioni della Madonna d’Orleans di Raffaello.
L’ultima sezione è dedicata ad alcune opere giovanili di Sodoma, eseguite entro il primo decennio del Cinquecento, come l’”Allegoria dell’Amor Celeste”, della Collezione Chigi Saracini di Siena, e il tondo raffigurante la Natività di Gesù, un angelo e San Giovannino della senese Pinacoteca Nazionale.
Il percorso si chiude con alcuni capolavori della piena maturità del Sodoma (soprannome che origina dalla pederastia dell’artista e che, tra Ottocento e Novecento, soprattutto fra i conterranei vercellesi, essendo motivo d’imbarazzo, generò altre interpretazioni meno scandalistiche). Si tratta del tondo raffigurante la “Sacra Famiglia con San Giovannino e un angelo”, del Museo Borgogna di Vercelli, e “La Morte di Lucrezia”, della Galleria Sabauda di Torino. Un filmato realizzato per l’occasione, illustra i cicli ad affresco di San Francesco, di Sant’Anna in Camprena e del chiostro di Monteoliveto, opere fondamentali per la comprensione di questo straordinario artista.
Info: orari martedì, mercoledì, venerdì dalle 10 alle 18 – giovedì dalle 10 alle 20 – sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19. Lunedì chiuso – biglietti intero 14 euro – Ridotto 12 euro (dai 19 ai 26 anni e over 65).
Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto – Via Po 55, Torino – info@fondazioneaccorsi-ometto.it
Mara Martellotta ilTorinese.it
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