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Indice Sportività: Milano regina, il Sud arranca

L'effetto Giochi, ma non solo. Nel Mezzogiorno i campioni non vengono capitalizzati dai territori

di Daniel Walker -


Indice di Sportività 2026: Milano regina, ma l’Italia resta spaccata. Tra il “caso” Cagliari e un abituale divario geografico ancor più complesso oltre i semplici dati.

Indice Sportività: un’Italia spaccata

L’Italia dello sport ha un nuovo baricentro: Milano. Per la prima volta nella storia ventennale dell’Indice di Sportività curato da Pts Sport per Il Sole 24 Ore, la città meneghina conquista il gradino più alto del podio.

Dietro la festa per il primato milanese e la conferma delle eccellenze alpine, la classifica 2026 svela un’Italia spaccata.

A più velocità, segnata da paradossi intriganti e da un divario geografico che sembra ormai essersi cristallizzato in un “soffitto di cristallo” invalicabile per il Mezzogiorno.

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Il “paradosso di Cagliari”: tanta passione, poca gloria

Il dato più sorprendente della ricerca riguarda Cagliari. Nonostante la provincia sia scesa dal decimo al ventiduesimo posto della classifica generale, detiene un primato nazionale che smentisce ogni pregiudizio sulla presunta pigrizia del Sud. Prima in Italia per quota di atleti tesserati.

Questo è il “paradosso sardo”. Una fame di sport altissima, una base sociale vibrante di praticanti che però non trova riscontro nei risultati complessivi.

Il crollo in classifica suggerisce che, a fronte di una partecipazione di massa, manchino le infrastrutture e il supporto organizzativo necessari per competere con le corazzate del Nord. Cagliari ha gli atleti, ma il sistema territoriale non riesce a trasformare questo potenziale in eccellenza misurabile.

Il “deserto dei podi”: Il soffitto di cristallo del Sud

Se scendiamo oltre la trentesima posizione, lo scenario diventa inquietante. Il 2026 conferma la persistenza di un divario territoriale sistemico.

Dopo Viterbo (92esima), la classifica è occupata esclusivamente da province del Sud, con il Sud Sardegna mestamente in coda.

Il dato davvero “intrigante,l’assenza totale di eccellenze verticali. Nessuna provincia di Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia sul podio in nessuna delle quattro macrocategorie (Sport individuali, di squadra, strutture e società).

Mentre il Nord si specializza – Bologna nel basket, Bergamo nel ciclismo – il Mezzogiorno sembra soffrire di un’incapacità cronica di eccellere anche in un singolo ambito.

E resta confinato in una mediocrità strutturale che neppure le grandi tradizioni calcistiche (come i recuperi di Benevento e Palermo) riescono a scardinare del tutto.

L’effetto “vettori esterni”: i Giochi che cambiano la mappa

La vittoria di Milano, il frutto di una rincorsa iniziata anni fa (era settima nel 2022) e culminata con la spinta dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026.

Le Olimpiadi hanno agito come un potente acceleratore, iniettando investimenti, migliorando le strutture e aumentando l’attrattività internazionale.

Non brinda solo Milano

L’effetto “volano” ha trascinato territori come Belluno (balzata dal trentaquattresimo al settimo posto) e Sondrio (risalita dal trentacinquesimo al nono), dimostrando che lo sport moderno segue le rotte dei grandi capitali e dei grandi eventi. Senza questi “vettori esterni”, la crescita sembra preclusa.

La geografia del successo: l’ecosistema oltre il campione

Infine, il caso Bolzano (terza). La provincia primeggia nel tennis, e il motivo ha un nome e un cognome: Jannik Sinner.

L’aspetto rilevante, la capacità del territorio altoatesino di farsi “provincia di riferimento” capitalizzando questo effetto trainante per scalare la macroarea dell’organizzazione sportiva.

In Alto Adige, il talento del singolo diventa un bene comune che potenzia l’intero sistema.

Il comandamento: fare sistema

Al Sud, troppo spesso, i campioni restano “fiori nel deserto” che non riescono a generare una ricaduta strutturale sul territorio d’origine.

Un’Italia dove la qualità della vita sportiva è sempre più legata alla capacità di fare sistema e attrarre investimenti.

Milano corre verso il futuro. Il Sud, pur correndo con i suoi tesserati, resta bloccato in una griglia di partenza che sembra impossibile da superare senza un cambio di marcia radicale nelle politiche infrastrutturali.


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