Diagnostica, farmaceutica e gestione delle liste: l'aiuto Ai e i nodi del diritto
Diciamoci la verità: tutti ne parlano, ma ancora pochi, pochissimi, hanno capito a che cosa possa mai servire davvero quest’intelligenza artificiale tranne forse che nell’ambito della salute. C’è chi ne parla come di un nuovo salto in avanti che porterà i computer a dominare le nostre esistenze. C’è chi, invece, teme che si tratti di un’altra scusa per tagliare migliaia e migliaia di posti di lavoro, a rischio obsolescenza. E poi c’è chi, come il comparto medico e quello farmaceutico, hanno capito come utilizzare gli algoritmi: per provare, riprovare, confrontare e analizzare, sperimentare e trovare nuove cure, nuove soluzioni e più tempestive diagnosi per i pazienti di tutto il mondo.
Intelligenza artificiale, salute reale
Il mondo, tutti noi, non ha ancora capito come utilizzare e soprattutto a cosa possa (davvero) servire l’intelligenza artificiale. Il dubbio, nei mesi scorsi, è venuto persino ai manager e ai (tanti) Lupi di Wall Street di fronte all’enorme massa di miliardi mossa per sviluppare progetti sempre nuovi e acquisti in serie di chip e altri prodotti hi-tech per supportare le piattaforme degli algoritmi. Per nostra fortuna, però, ci sono i medici e i ricercatori che, prima degli altri, sono riusciti a dare un senso alla nuova mirabolante invenzione tecnologica. Usare gli algoritmi consente di analizzare milioni e milioni di dati, in tempi tanto veloci che a un uomo, forse, servirebbero due vite. Consente, vieppiù, di risparmiare in termini di costi: si può sperimentare già su carta, pardon su “digitale”, e così si possono individuare e scegliere fin da subito i filoni di ricerca più promettenti e perseguirli, poi, anche in laboratorio. L’intelligenza artificiale, quindi, consente di fare un lavoro preziosissimo: separare il grano dal loglio. E consente di risparmiare tempo, denaro. E, forse, tantissime vite umane. Intelligenza artificiale, salute reale. O no?
I progetti da Nord a Sud
Una delle applicazioni più promettenti dell’Ai in campo medico è rappresentata dalla diagnostica. Gli algoritmi, che riescono a valutare informazioni a getto praticamente continuo, potrebbero darci una mano, importante, sul fronte della prevenzione. Che, come sappiamo, è tutto quando si parla di malattie. Anche di quelle gravi come, purtroppo, sono i tumori. Come riporta Panorama, per esempio, a Milano c’è un progetto sperimentale che è davvero interessantissimo. In pratica, l’intelligenza artificiale è stata implementata all’analisi mammografiche. L’iniziativa del Centro Humanitas promette di arrivare addirittura alla medicina predittiva. In pratica, analizzando le lastre e confrontandole con le banche dati delle pazienti, i sistemi informatici potrebbero anticipare, fino a 24 mesi prima, una diagnosi di tumore al seno. Si tratta di un passo avanti epocale. Contestualmente, però, siamo pure di fronte a un problema di natura legale e giuridica. Al di là delle possibilità di errore che ogni diagnosi, persino quelle digitali, porta con sé, c’è il tema del trattamento e delle cure sanitarie.
Il nodo etico, la necessità delle leggi
Si può curare un paziente sano oggi perché, domani, potrebbe incorrere nell’insorgenza di una patologia seria? E come? Ecco, dunque, le implicazioni dell’intelligenza artificiale anche nel diritto soprattutto quando si parla di salute. La necessità di capire, di fare delle leggi serie e concrete, di tenere conto di ogni possibile risvolto. Che tocca il diritto alla salute, ma pure quello della libertà, finché possibile, di terapia. Per giungere, poi, alle possibili conseguenze sulla sfera più intima e religiosa dell’individuo. Come ci si pone, rispetto a quanto si crede di più sacro, davanti a un’ipotesi del genere? In Italia c’è un dibattito forte che si trascina, animando le coscienze, fin dai tempi di Eluana Englaro.
Un problema, questo, che dovranno porsi pure a Bari. Già, perché la Regione Puglia ha avviato il progetto Genoma che punta a uno screening genetico dei nuovi nati in tutto il territorio, per ricercare eventuali predisposizioni a malattie e patologie di ogni tipo. Un progetto che punta a diventare un modello da concretizzare in tutto il Paese. Ma anche qui i temi di natura etica restano e il diritto ha bisogno di affrontare, fin da subito, l’argomento. Tenendo ben presente che occorre contemperare il diritto alla salute con quello alla buona salute e alle terapie efficaci e giuste.
L’intelligenza artificiale, dunque, può aiutare i medici e i ricercatori. Ma necessita di essere “normata” come dicono quelli che la sanno lunga. E’ necessario fissare delle leggi, dei paletti, per far sì che un’opportunità potenzialmente immensa come è appunto quella fornita dall’utilizzo degli algoritmi (anche) per la salute, si trasformi in un pantano giuridico, legale e giudiziario.
Mai più un altro caso Domenico con l’Ai?
Un altro ambito, fondamentale, in cui l’Ai potrebbe cominciare a dire la sua riguarda la donazione degli organi. Un altro argomento di capitale importanza per la salute. Mai più casi come quello del piccolo Domenico a Napoli. In Lombardia si sta provando ad affidare proprio agli algoritmi la gestione del processo. A cominciare da quella delle liste, fino alle compatibilità in modo da garantire standard più elevati nella conservazione degli organi e nel loro utilizzo finale.
L’Ai, intanto, continua a essere usata e con molto successo in ambito farmaceutico. La ricerca non si ferma mai. E il lavoro degli algoritmi consente ai ricercatori di risparmiare tempo, evitando progetti inutili e alle aziende è utile a risparmiare denari e capitali, aiutando chi prende le decisioni a investirli là dove è più giusto, e fruttifero (quindi utile) impiegarli.