Intesa per il futuro, intanto Carlo Messina gongola e si gode il presente. Ieri il Ceo della prima banca italiana ha snocciolato i numeri dell’ennesimo anno da record. Solo in termini di utili, Intesa San Paolo nel 2025 ha macinato qualcosa come 9,3 miliardi di euro. Un’intera rata del Pnrr. “Siamo unici in Europa, resilienti e siamo in una posizione unica per avere successo in ogni scenario”, ha spiegato Messina. Felice di poter annunziare che “negli ultimi due business plan abbiamo realizzato i nostri impegni superando gli obiettivi”. Se, possibile, più felici di lui sono gli azionisti di Intesa San Paolo. In tre anni, dal 2022 al 2025, sono stati distribuiti dividendi per 33,4 miliardi. Quasi tre Ponti sullo Stretto. E, per il tempo che verrà, l’idea è quella di rendere ancora più ampi i guadagni.
Il futuro di Intesa nei numeri
Sì, perché la Banca punta a remunerare fino a 50 miliardi da qui al 2029. Puntando a raggiungere un utile netto da 11,5 miliardi tra tre anni, con proventi operativi netti in crescita del 3% medio annuo a 30,7 miliardi e costi operativi in calo dello 0,5% medio annuo a 11,3 miliardi. Un Piano, anzi un’Intesa per il futuro. Che passa, però, anche dai tagli al personale (che consentiranno risparmi per 570 milioni di euro) e dagli investimenti, per oltre 5,1 miliardi, “principalmente in tecnologia”. Il cloud, per esempio, rappresenta una frontiera che Isp vuole non solo esplorare ma occupare strategicamente. E, chiaramente, c’è pure l’intelligenza artificiale. Su cui Messina punta (anche) per aumentare la produttività.
Ieri, oggi e domani
I numeri 2025, per Messina, rappresentano senza dubbio un successo. Tale da potergli far ammettere di credere nella possibilità, più che altro nella certezza, che sarà ancora lui al timone di Intesa per l’immediato futuro. Un nuovo mandato è possibile. E, considerando gli incassi per gli azionisti, è certo. Un presente che è figlio, chiaramente, di un passato. Che l’amministratore delegato rivendica tutto: “Il risultato netto è cresciuto per dodici anni di seguito”, ha detto nella call conference di ieri mattina. In cui, peraltro, ha rivendicato di aver abbassato il costo del rischio. Detto in altri termini, i crediti deteriorati, ossia tutta quella pletora di insoluti che tanto preoccupano le banche europee, per Intesa sono “ai minimi storici”. Fatto, questo, che rivela come l’Italia stia cambiando passo su uno dei fronti più caldi, anzi roventi, del suo sistema creditizio.
“Non temiamo nessuno”
Intesa, poi, rivendica il suo primato. E avverte la concorrenza: Intesa non teme nessuno, né adesso né nel futuro. “Siamo in Italia un leader e qualsiasi combinazione o integrazione che può avvenire non cambierà la nostra leadership solida, saremo i leader e possiamo attrarre sempre più private banker e consulenti finanziari”. Per Messina, Isp dorme sonni tranquilli: “Ci vorrà un certo numero di anni per vedere emergere nel contesto nazionale un concorrente di Intesa Sanpaolo”. Orcel, e Unicredit, sono avvisate. Messina non teme un eventuale matrimonio con Generali. “Abbiamo una tale posizione di leadership in Italia che qualsiasi operazione venga realizzata non cambia nulla. Restiamo comunque con tre volte le masse di quelli che si metterebbero insieme”, ha detto.
Le distanze sul risiko bancario
E poi, sul risiko bancario: “Siamo ben felici di far parte di una storia completamente diversa, siamo su un altro pianeta e la nostra espansione si rivolgerà all’esterno del confine italiano”. Insomma, Intesa non solo guarda al futuro e si gode il presente. Ma, soprattutto, segna una linea di demarcazione netta. Con gli altri attori del comparto. E, specialmente, con quelli che hanno dato luogo al valzer di offerte pubbliche, di acquisto o di scambio, che ha infiammato nell’ultimo anno il dibattito economico e finanziario italiano. Anche quello politico, va da sé. Intesa San Paolo, quindi, lancia un segnale diverso. Di primato e di distacco dalle umane facezie che si snocciolano nei salotti, più o meno buoni, più o meno decaduti, più o meno rampanti, della finanza tricolore.
Il nodo del risparmio
Messina, infine, ha ribadito di ritenere il risparmio un “asset strategico”. E, nel farlo, ha voluto rimarcare il ruolo della sua banca: “Il pilastro di sicurezza nazionale del risparmio è Intesa Sanpaolo, nessun altro in Italia lo è”. Un’altra stoccata ai “colleghi”. Ma nella sua visione, Carlo Messina ritiene che l’Italia abbia una chance sugli scenari internazionali: “Sono convinto che nel contesto geopolitico in cui ci troviamo, se non sei leader di difesa, se non sei leader dell’energia e non lo sei neanche nel risparmio sei prigioniero per definizione”. Almeno sull’ultima ridotta, l’Italia può dire ancora la sua.