L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Iran-Usa: guerra o pace? È tregua, ma le ostilità non tendono a cessare

Si aggrava la situazione a Gaza

di Ernesto Ferrante -


Gli Stati Uniti hanno prolungato di dieci giorni la sospensione degli attacchi contro le centrali energetiche dell’Iran. La nuova scadenza per la ripresa dei bombardamenti è fissata per lunedì 6 aprile alle ore 20:00 (ora di Washington). Secondo il presidente Usa Donald Trump, la misura è stata adottata su richiesta di Teheran e i contatti tra le parti per una soluzione negoziale al conflitto “stanno procedendo molto bene”.

Gli spiragli diplomatici non fermano le operazioni

Nonostante i progressi sul piano diplomatico, con la mediazione del Pakistan, la guerra prosegue. Trump ha ribadito che il controllo del greggio iraniano rimane “un’opzione” e che il Pentagono continua a mettere a punto i piani per un eventuale “colpo finale”, con migliaia di marines e forze anfibie in arrivo nella regione. Una prospettiva che ha indotto la Repubblica islamica a preparare una reazione adeguata via terra. L’isola strategica di Kharg è tra le priorità statunitensi. La Cnn ha riportato la notizia che i militari iraniani starebbero fortificando l’area con mine e trappole per ostacolare una possibile invasione.

Le condizioni dell’Iran e il ruolo di Israele

L’Iran ha risposto al piano in 15 punti di Washington ribadendo l’inamovibilità del controllo sullo Stretto di Hormuz. Stati Uniti e Israele avrebbero rimosso il presidente del Parlamento Ghalibaf e il ministro degli Esteri Araghchi dalla lista degli obiettivi da eliminare, per non perdere due potenziali interlocutori dotati di carisma e autorevolezza. L’inviato speciale Steve Witkoff, considerato un “asset israeliano” dalla base Maga, ha confermato l’esistenza di un “quadro di riferimento per un accordo di pace”. L’alternativa è la distruzione. La soluzione che sembra piacere di più a Tel Aviv, impegnata a sabotare il dialogo.

L’obiettivo del capo della Casa Bianca, pressato dall’aumento dei costi del carburante e dalla minaccia di un risultato negativo elezioni di metà mandato, è mettere fine alle ostilità entro metà maggio.

Le fibrillazioni negli Usa

La senatrice repubblicana Lisa Murkowski è al lavoro con un gruppo di colleghi su una risoluzione che consenta al Congresso degli Stati Uniti di votare un’autorizzazione formale per l’uso della forza militare contro l’Iran. Il testo, stando al New York Times, non è ancora stato depositato formalmente.

La proposta di legge della senatrice dell’Alaska obbligherebbe, per la prima volta, i parlamentari a “prendere posizione” in maniera ufficiale sull’autorizzazione del conflitto. Per il quotidiano statunitense, un provvedimento di questo tipo scatenerebbe un serrato dibattito politico a pochi mesi dalle elezioni di medio termine. I sondaggi indicano un’avversione diffusa per l’aggressione militare voluta principalmente dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. Murkowski ha descritto la sua iniziativa come un passaggio necessario per definire parametri chiari su obiettivi, costi e tempistiche dell’operazione, criticando il rifiuto dell’amministrazione di coinvolgere il Congresso nel processo decisionale e la mancanza di dettagli sull’eventuale impiego di truppe di terra.

Le ripercussioni della guerra sugli sportivi iraniani

Il Ministero dello Sport iraniano ha vietato alle squadre nazionali e ai club di recarsi in Paesi considerati “ostili” fino a nuovo ordine. La decisione, riportata dai media locali e dall’agenzia Reuters, sarebbe stata assunta per garantire la sicurezza degli atleti e dei membri delle delegazioni.

È vietata la presenza di squadre in paesi incapaci di garantire l’incolumità dei nostri rappresentanti”, ha fatto sapere il ministero, aggiungendo che la Federazione calcistica iraniana e i club sono tenuti a informare la Confederazione Asiatica di Calcio (AFC) per richiedere lo spostamento delle sedi di gara in campo neutro.

Nella nota ufficiale viene citato il caso del Tractor FC, che avrebbe dovuto affrontare una squadra degli Emirati Arabi Uniti in Arabia Saudita. L’Iran risulta qualificato per i Mondiali di quest’anno, ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico, ma la sua partecipazione è accompagnata da forti tensioni diplomatiche sin dall’inizio dell’escalation militare.

Ancora violenza a Gaza

La situazione si è aggravata nuovamente a Gaza. L’Onu ha segnalato nuovi raid aerei israeliani nell’enclave palestinese, che hanno portato alla distruzione di quindici rifugi e al danneggiamento di altri trenta nella zona di Deir Al Balah.


Torna alle notizie in home