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Economia

Italia e Germania: una nuova Europa

di Giovanni Vasso -


Germania e Italia “non sono mai state così unite”. Lo ha detto Merz. A Roma, dopo l’incontro bilaterale a villa Pamphilij. Che ha gettato le basi di una rinnovata alleanza tra due Paesi che, storicamente, sono molto più legati di quanto essi stessi non abbiano mai ammesso. Il cancelliere tedesco ci ha scherzato, citando il 210esimo anniversario del viaggio in Italia del sommo Goethe come una delle più grandi operazioni di marketing per il turismo italiano di sempre. Una battuta, certo. Ma neanche troppo. E l’intesa siglata tra Merz e Meloni può rappresentare, davvero, un nuovo inizio per l’Europa.

Italia e Germania, un patto per far ripartire l’Europa

Germania e Italia hanno deciso di strigliare l’Unione europea. È un compito ambizioso. Un po’ come risvegliare una mummia, avvolta dalla stessa burocrazia di cui si nutre. Merz vuole “smantellarla”, Meloni pure. Per liberare le energie di un continente che si trova a vivere “una fase storica grave” (come ha detto la premier italiana) e che non può continuare a cincischiare e a perdere tempo. L’industria tedesca e quella italiana, da tempo, sono legate. Dall’una dipende l’altra. Accettare la realtà, invece di indulgere a rivalità da stadio, può solo fare bene. E così Roma e Berlino hanno messo a terra ben sette intese.

Difesa e collaborazione rafforzata

Tra cui quella sulla Difesa. I comparti industriali italiano e tedesco collaboreranno. Già lo fanno, per carità. Ma i rapporti saranno ancora rafforzati. Dagli Eurofighter fino ai Panzerhaubitze 2000, dalle munizioni Volcano agli Eurodrone. Solo per citarne alcuni. Sarà questa la frontiera decisiva per il rilancio della competitività. Al di là della guerra in Ucraina e delle turbolenze in Groenlandia. I mercati lo sanno e ieri, per dirne una, l’Ipo ad Amsterdam di Csg, Czechoslovak Group, azienda di armamenti con base a Praga, ha registrato numeri da record, segnando fin da subito un lusinghiero +29% nelle quotazioni.

“Basta infantilismi”

L’intesa tra Germania e Italia, però, ha pure un’altra chiave di lettura. Quella di un altro passo in politica estera. Giorgia Meloni è stata fin troppo chiara: “Basta infantilismi”. Ecco. La nostra cooperazione con Usa rimane salda e direi che Italia e Germania, nazioni che con Usa storicamente relazioni privilegiate dagli scambi commerciali e dalla presenza basi americane, possono aiutare e particolarmente se lo fanno insieme con approccio pragmatico e non istintivo”, ha affermato. Subito dopo, quasi citando il celebre aforisma di Kennedy, ha imposto all’Ue un cambio di prospettiva: “Il dibattito principale in Ue non deve essere su cosa ci aspettiamo altri facciano di noi, ma cosa noi possiamo fare con noi stessi”.

Che fare di quest’America

Per questo, ha spiegato, i governi di Roma e Berlino hanno prodotto un documento congiunto sulla competitività e sulla necessità di rafforzare la capacità strategica. Detta in altri termini: sia Meloni che Merz condividono la necessità di un nuovo approccio alle relazioni con l’America. Che non sia di opposizione e chiusura a prescindere. Ma che sia basato sul dialogo e sulla gestione dello strabordante alleato.

Il destino della Francia (a rimorchio?)

È naturale però che se i leader di Italia e Germania indicano la luna, venga da guardare al dito. E, in particolare, a quello tumefatto di Emmanuel Macron. L’Italia ha sostituito la Francia nelle gerarchie Ue, chiedono i giornalisti a Merz. Lui dice che alle gerarchie non ci crede e che non ce ne sono. E lo fa subito dopo Meloni che, a sua volta, ha rivendicato il cambio di passo imposto dal governo all’immagine stessa dell’Italia che mostra “la sua stabilità, forza e concretezza, anche il suo coraggio” e così facendo sta “guadagnando rispetto tra interlocutori”.


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