La Breast Unit aretina diventa un laboratorio nazionale: medici da tutta Italia per imparare la nuova tecnica di ricostruzione del seno
Niente più espansori, meno complicanze e risultati estetici superiori: il protocollo sviluppato al San Donato di Arezzo conquista anche i chirurghi di Toscana ed Emilia-Romagna
Un mattino in sala operatoria che vale un corso universitario
Poche ore fa le sale operatorie dell’ospedale San Donato di Arezzo hanno accolto un evento del tutto insolito ed innovativo: nove chirurghi specialisti provenienti da centri senologici di Toscana e Emilia-Romagna sono arrivati non per operare, ma per osservare e apprendere. Al centro dell’attenzione una tecnica di ricostruzione protesica della mammella sviluppata dalla Breast Unit aretina, che nel panorama nazionale si sta affermando come riferimento d’eccellenza. Un riconoscimento importante, costruito nel tempo attraverso i risultati clinici e la reputazione crescente del gruppo di lavoro.
La tecnica: meno invasiva, ma più efficace
La procedura innovativa protagonista dell’evento formativo è una forma avanzata di ricostruzione protesica del seno che si distingue dalle precedenti per un elemento dirimente: l’eliminazione del muscolo pettorale dall’equazione chirurgica. Nelle tecniche tradizionali, la protesi era collocata al di sotto del muscolo grande pettorale, con conseguenti disagi funzionali per la paziente – dolore, limitazione nei movimenti, recupero più lento – e risultati estetici non sempre soddisfacenti. La strada intrapresa ad Arezzo prevede invece il posizionamento della protesi in uno spazio anatomico diverso, con il supporto di matrici dermatiche acellulari che fungono da una vera e propria sorta di “impalcatura biologica”. Il risultato è una mammella ricostruita con profilo naturale, meno complicanze a breve e lungo termine e una qualità della vita post-operatoria significativamente migliore.
Due chirurghe, ma un’unica visione
Dietro questa scelta clinica c’è la sinergia tra la dottoressa Diletta Maria Pierazzi, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva, e la dottoressa Ulpjana Gjondedaj, direttrice dell’Unità Operativa di Chirurgia Senologica del San Donato. Il loro modello di lavoro integrato prevede che la rimozione del tumore e la ricostruzione immediata avvengano nella medesima sessione operatoria, eliminando la fase intermedia degli espansori tissutali che in passato obbligava le pazienti a interventi ripetuti nel corso di mesi. La tempistica conta, ma conta anche la relazione umana: prima di ogni intervento, la paziente viene incontrata, ascoltata, informata e coinvolta nella scelta del percorso ricostruttivo più adatto alla sua morfologia e alle sue aspettative.
Breast Unit di Arezzo: i dati
I dati del 2025 restituiscono la misura dell’attività svolta: la Breast Unit di Arezzo ha eseguito 240 interventi chirurgici per primi casi di tumore della mammella, ai quali si sommano le operazioni per lesioni benigne e recidive. Un volume che colloca il centro aretino tra i più attivi della regione. La tecnica innovativa è adottata per una parte di questi casi, selezionati in base alle caratteristiche anatomiche e al tipo di mastectomia effettuata. Non esiste un approccio valido per tutte: la personalizzazione rimane il principio guida, e la scelta tra le diverse opzioni ricostruttive viene compiuta caso per caso.
Da Arezzo a Grosseto: la tecnica si diffonde
Il riconoscimento dell’importanza e del valore di questa procedura non è rimasto confinato entro le mura del San Donato. Già nell’agosto 2025 la dottoressa Pierazzi ha introdotto la tecnica anche presso la Breast Unit dell’ospedale Misericordia di Grosseto, dove collabora come chirurgo plastico. Un trasferimento di competenze che si inserisce in un disegno decisamente più ampio di rete senologica regionale, favorendo in questo modo la standardizzazione delle migliori pratiche cliniche su scala territoriale.
Cura e attenzione totale, non solo sopravvivenza
Quello che emerge dal modello aretino è una filosofia clinica che va ben oltre la guarigione oncologica in senso stretto. Restituire a una donna l’immagine del proprio corpo dopo una mastectomia non è un lusso estetico: è invece parte integrante del processo terapeutico, con ricadute dimostrabili sulla salute psicologica, sull’autostima e sulla qualità della vita.
Il seno ricostruito non è un “dettaglio accessorio”, ma un elemento identitario che le équipe senologiche più evolute trattano con la stessa serietà scientifica riservata alla chirurgia oncologica. Arezzo ne è un bellissimo esempio, e oggi lo insegna al mondo.
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