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Economia

La Disunione Europea, ecco perché Panetta ha ragione

L'Europa non ha saputo unirsi sui mercati che contano davvero. E oggi ne paghiamo il prezzo (anche) politico

di Cristiana Flaminio -


La Disunione Europea. Eccolo, il grande paradosso di Bruxelles. Un’unione che tale non è, che è nata aggregando e fondando mercati (a cominciare dal carbone, ricordate?) ma che, quando (e dove) contava davvero non ha fatto granché. Col risultato che, oggi, il vecchio gigante economico non è più manco un nano politico. Ma, semplicemente, su quest’ultimo piano rischia di tramontare definitivamente. Spiegarlo, però, è roba da banchieri. Lo ha già detto Christine Lagarde, dopo averlo ripetuto da Mario Draghi. I politici non lo fanno. E ne hanno ben donde. L’ultimo a provare a fare il disegnino, a svelare dove risiede la debolezza della (Dis) Unione europea è stato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta.

La debolezza della Disunione Europea

“Siamo deboli”, ha spiegato l’inquilino di Palazzo Koch, “perché l’integrazione non l’abbiamo fatta”. Di quale integrazione parla, Panetta? Del mercato unico dei capitali, per esempio. E dell’integrazione bancaria su scala europea. Non esiste nemmeno un mercato unico dell’energia, figurarsi quello per la Difesa. E se non c’è il mercato, come mai si può anche solo sperare che, domani, si arrivi addirittura all’esercito comune europeo? Il tema è serissimo. È l’ennesimo ritardo, imperdonabile, che l’Europa sconta quando la storia bussa. Non ci sono i mercati unici, non c’è integrazione e i Paesi sono liberi di perseguire ciascuno i propri interessi. Con la conseguenza che, proprio là dove conterebbe di più essere uniti e stare insieme, si va in ordine sparso.

Un problema che riguarda tutti

I risultati sono, però, pratici e quotidiani. Non è una cosa (solo) da banchieri. Non è solo Orcel che non riesce a prendersi Commerzbank in Germania. No. È un problema che tocca tutti perché, per dire, senza un mercato unico, la casalinga di Voghera (o il maestro di Vigevano) continua a pagare l’energia più cara di tutti in Europa. Ogni Paese membro difende, là dove più contano gli interessi di bottega e le lobby interne, ciò che gli è più caro. Ve li immaginate i Comuni italiani dover rinunciare a far cassa sulle bollette del gas e della luce che paghiamo tutti? Ecco. Questo è solo un livello micro della vicenda. Poi ci sono quelli macro, per carità. Gli egoismi sono a vari livelli. E certo, in un mercato unico qualcosa (di grosso) accadrebbe. E qualcuno, magari chi non s’è saputo evolvere crogiolandosi in dimensioni ridotte e (sostanzialmente) godendosi i piccoli oligopoli locali, rischierebbe di ridimensionarsi.

Chi ha paura dell’idraulico polacco?

Chissà, sarebbe divertente far capire ai capataz come è stato duro, per tutti gli altri, dover subire la concorrenza del (famoso e famigerato) idraulico polacco. La libera circolazione di merci e persone non può essere questione che attiene solo a mestieri, arti e professioni o allo sport. Non è difendendo gli orticelli che, poi, si possono nutrire (malriposti) sogni. Non di gloria, per carità. Quantomeno le speranze di potersi difendere dalle minacce tariffarie che, a ogni pié sospinto, gli amici americani gettano sul tavolo. La Disunione Europea. Panetta, però, non è tipo da indulgere al pessimismo. “Se fossimo integrati – ha detto davanti ai banchieri dell’Abi – non soltanto tecnicamente forse non saremmo così passivi oggi nei confronti delle pressioni”. Ecco. C’è da sperare, adesso, che si faccia di necessità virtù o, citando i motti da mindfulness cari a Ursula, “che una crisi diventi un’opportunità”. Ma da quell’orecchio la politica che conta non ci sente. Né ci vuol sentire. Chissà perché. Forse ci voleva davvero Trump. Forse sarà stato lo stesso tutto inutile. Chissà. Non è mai troppo tardi. Nemmeno per questa Ue, anzi questa Disunione Europea.


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