La giustizia del lungo periodo
Nel lungo periodo c’è da giurare che non saremo tutti morti, ma anzi, chi avrà seminato bene raccoglierà i giusti frutti, anche se si tratta di un governo inciampato in un voto referendario allucinante, motivato con i contenuti più disparati.
Di quest’ultimo si è già parlato anche troppo, rimane la bontà del progetto e la visione, appunto, di lungo periodo. Ha vinto soprattutto l’Associazione Nazionale Magistrati ormai insindacabile e non c’è niente da fare. Per quello che riguarda il futuro, bisogna guardare anche a quello non immediato, per collocare il governo nella prospettiva sua di cinque anni di “buon” governo e di una situazione internazionale molto incerta e rischiosa per cause aliene e non gestibili né dall’Italia, né dall’Europa.
La legge elettorale è un banco di prova perfetto purché, appunto, sia di largo respiro e proiettata nel futuro.
Deve dare delle risposte al pubblico un po’ tramortito della maggioranza e le deve dare con lucidità e lungimiranza e siamo certi che sarà così. Il lungo periodo strategico che più ci sta a cuore è per quello collocato sullo scacchiere internazionale, nell’Unione Europea e nella Nato, con il difficile rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump che ha ormai calpestato senza remore tutto quanto lo aveva preceduto.
In particolare, la Nato sembra sepolta sotto un cumulo di macerie dovendo abdicare al suo ruolo di alleanza solo difensiva per assumere il ruolo di fiancheggiatrice degli eserciti israeliano e americano. Francamente impensabile!!!
La debolezza esanime della Nato dovrebbe essere compensata dall’orgoglio europeo dei paesi dell’Unione e della Gran Bretagna che sembra tornata nell’alveo continentale. Il punto è che l’Europa non ha neanch’essa la forza per imporre una linea politica capace di incidere sugli eventi in Medio Oriente.
Bene comunque è stare lontani dalla guerra ed evitare il coinvolgimento militare in un conflitto del quale nulla è chiaro e nel quale gli americani non fanno niente per togliere l’effetto da film di Hollywood ad un massacro gestito con toni alla Gary Cooper dalla stessa Casa Bianca.
Purtroppo, quello della comunicazione è diventato un tema molto spinoso. La stessa Giorgia Meloni è costretta a più di un silenzio dal suo ingombrante amico americano ed in particolare la sinistra ha una quantità praticamente infinita di argomenti per attaccare Trump e tutto quello che lo circonda volente o nolente.
È un classico per il Presidente degli Stati Uniti fregarsene di presunti amici ed alleati e contare solo su di sé ed il proprio potere e questo è spesso motivo di grande imbarazzo anche per lo stesso popolo Maga che lo sostiene nel suo paese.
E per una leader con la schiena dritta come Giorgia Meloni è continuo il rischio di scivoloni per difendere un rapporto così problematico che probabilmente non le giova anche se Trump non le fa mai mancare il suo sostegno e soprattutto il suo apprezzamento e la sua stima.
Resta il fatto che i leader europei ed i partner della Nato, che spesso coincidono, sono maltrattati brutalmente e questo impone un contegno particolarmente distante e guardingo in vista di qualche necessario no ad un alleato così sprezzante.
Ed i no, come quello di Sigonella, si potranno moltiplicare perché è lo stesso Presidente americano a far tacere la diplomazia a vantaggio del solo linguaggio della forza.
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