L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

La Prima Astronauta con disabilità motorie a volare nello spazio

di Priscilla Rucco -


Michaela Benthaus ha lasciato la sua sedia a terra e ha fluttuato a 105 km di altezza

West Texas, deserto. Una capsula Blue Origin decolla verticalmente, rompe la barriera del suono, e raggiunge 105 chilometri di altitudine. A bordo c’è Michaela Benthaus, ingegnere tedesca paraplegica da sette anni dopo un incidente in mountain bike. È la prima persona con disabilità motorie a raggiungere lo spazio. E secondo le sue parole, ha riso per tutto il tragitto. Non male per una persona che si è sentita dire dai medici che non avrebbe più camminato.

Dieci minuti che cambiano il sistema

Il volo è durato appena 10 minuti, ma è bastato. La capsula Blue Origin è salita oltre la linea di Kármán, la soglia ufficiale dello spazio a 100 km di altitudine, raggiungendo 105 km. A quella quota, la gravità praticamente scompare. Michaela ha lasciato la sedia a rotelle ancorata nella capsula e ha fluttuato liberamente, tentando persino di capovolgersi. Ha descritto l’esperienza come estatica: “Ridevo mentre salivamo. Ho sempre sognato di volare, e ora l’ho fatto davvero“. Il viaggio è stato sponsorizzato da Hans Koenigsmann, ex dirigente SpaceX nato in Germania, che ha organizzato e finanziato il volo insieme a Blue Origin. I prezzi dei biglietti non sono stati resi pubblici, ma i voli suborbitali Blue Origin costano tipicamente 200/300 mila dollari a persona.

Rompere barriere, letteralmente

Michaela Benthaus non è solo la prima persona con disabilità motorie ad andare nello spazio. È anche la dimostrazione vivente che l’accesso allo spazio non deve essere limitato ai “fisicamente perfetti”. Blue Origin ha lavorato con lei per mesi per adattare la capsula e le procedure di sicurezza, garantendo che potesse volare in totale sicurezza. Nessuna modifica strutturale alla capsula è stata necessaria: la microgravità fa il lavoro. Una volta raggiunto lo spazio, la disabilità fisica diventa irrilevante. Tutti fluttuano allo stesso modo. The Guardian riporta che Michaela ha descritto il momento come incredibilmente liberatorio: Per dieci minuti, non ero disabile. Ero solo un essere umano che fluttuava tra le stelle. Una dichiarazione potente che sfida decenni di preconcetti su chi può andare nello spazio.

 Il business dello spazio inclusivo

Blue Origin, la compagnia spaziale di Jeff Bezos, ha condotto oltre 40 voli suborbitali con equipaggio dal 2021. Finora ha portato nello spazio astronauti professionisti, celebrità, miliardari, e ora Michaela. L’obiettivo dichiarato di Bezos è rendere lo spazio accessibile a milioni di persone. Ovviamente, accessibile per ora significa ricchi. Ma voli come quello di Michaela mostrano che Blue Origin sta espandendo chi può volare oltre i criteri fisici tradizionali. SpaceX ha fatto lo stesso con Inspiration4 nel 2021, portando la prima persona con una protesi nello spazio. Il turismo spaziale sta diventando meno esclusivo fisicamente, anche se rimane esclusivo economicamente.

Oltre il simbolismo, verso il futuro

Il volo di Michaela Benthaus è simbolico, certo. Ma è anche pratico. Dimostra che le persone con disabilità fisiche possono operare nello spazio senza problemi. Questo apre la porta a futuri equipaggi più diversi per missioni orbitali, stazioni spaziali, e persino colonie lunari. La NASA ha già iniziato a studiare come adattare le tute spaziali e gli habitat per astronauti con mobilità ridotta. L’ESA sta valutando candidati astronauti con disabilità fisiche per missioni future. Michaela ha mostrato che è possibile. Ora tocca alle agenzie spaziali e alle compagnie private rendere questa possibilità una realtà sistematica. E magari, un giorno, andare nello spazio non sarà più un privilegio per pochi fortunati fisicamente e finanziariamente. Sarà solo andare nello spazio. Per chiunque.


Torna alle notizie in home