La tabella di marcia della riforma della legge elettorale
Si è ormai entrati nel vivo della riforma della legge elettorale. L’obiettivo della maggioranza è ottenere il primo via libera alla Camera entro la pausa estiva e arrivare all’ok definitivo del Senato entro il mese di ottobre. Una tabella di marcia serrata, che punta a chiudere il dossier prima dell’apertura del delicato cantiere della legge di bilancio. Il percorso parlamentare dello Stabilicum è già stato scandito nelle sue tappe principali. In Commissione Affari costituzionali a Montecitorio è stato avviato un ampio ciclo di audizioni. Segnale della volontà dichiarata dalla maggioranza di aprire alle opposizioni attraverso il confronto con gli esperti. Il tutto nel tentativo di arrivare a un testo il più possibile condiviso e approvato senza ricorrere alla blindatura del provvedimento. Insomma, l’impegno è quello di evitare che la pratica finisca per essere archiviata con un voto di fiducia.
L’impianto dello Stabilicum
Il nuovo impianto punta a superare definitivamente il Rosatellum, introducendo un sistema proporzionale corretto da un robusto premio di maggioranza. L’intento politico è chiaro: garantire maggiore stabilità ai governi, evitando frammentazioni che inevitabilmente incidono negatività sulla loro durata. Nel dettaglio, il meccanismo prevede un premio di governabilità pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che superi la soglia del 40 per cento dei voti. Il resto dei seggi verrebbe distribuito su base proporzionale. È previsto tuttavia un tetto massimo: alla coalizione vincente non potranno essere assegnati più di 230 seggi alla Camera e 114 al Senato, una quota che si attesta intorno al 57 per cento del Parlamento. Proprio questo elemento rappresenta uno dei nodi più delicati, con diversi costituzionalisti che segnalano il rischio di una possibile censura delle riforma elettorale da parte della Corte costituzionale.
Ballottaggio e preferenze
Nel caso in cui nessuno schieramento politico raggiunga il 40 per cento, ma almeno due coalizioni superino il 35 per cento, scatterebbe un ballottaggio per l’assegnazione del premio. Se invece nessuno oltrepassasse la soglia del 35 per cento, il sistema diventerebbe integralmente proporzionale. Assegnando il premio di maggioranza attraverso una lista bloccata di coalizione, lo Stabilicum elimina i collegi uninominali, fatta eccezione per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. Resterebbero, quindi, esclusivamente collegi plurinominali, anch’essi contendibili con liste bloccate. La scelta esclude, quindi, allo stato attuale, il voto di preferenza, anche se all’interno della maggioranza non si escludono modifiche in sede emendativa. Proposte in tal senso, secondo quanto annunciato, dovrebbero in realtà giungere da più parti. Ma che le modifiche finalizzate a reintrodurre le preferenze saranno poi effettivamente approvate è tutto da vedere.
Una riforma elettorale che favorisce le coalizioni
Il tempo, infatti, rischia di spaccare sia la maggioranza che l’opposizione. Resta invece invariata la soglia di sbarramento al 3 per cento, già prevista dal sistema vigente. Tra le novità figura anche l’obbligo per le coalizioni di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio al momento del deposito delle liste, all’interno del programma elettorale. Il nome non comparirà comunque sulla scheda, nel rispetto delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica. L’indicazione tende infatti a vincolare più che altro i partiti a non tirare all’ultimo momento fuori dal cilindro nomi differenti da quello sui quali hanno trovato un’intesa prima delle elezioni. E questo è il motivo per il quale, al netto delle posizioni espresse pubblicamente, lo Stabilicum vede il favore di Elly Schlein e Giuseppe Conte che, altrimenti, qualora il campo progressista vincesse le prossime elezioni, difficilmente vedrebbero la coalizione compatta nell’indicare il loro nome al Capo dello Stato.
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