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Cultura & Spettacolo

IN LIBRERIA – Il ritorno dei Florio prima dei Florio

di Eleonora Ciaffoloni -


Con L’alba dei Leoni, Stefania Auci torna alle radici della saga dei Florio, completando idealmente il cerchio narrativo aperto con I Leoni di Sicilia e proseguito con L’inverno dei Leoni. Questo nuovo romanzo è un prequel potente e necessario, che ci riporta al 1772, a Bagnara Calabra, quando il mito non è ancora leggenda ma fatica, paura e desiderio di libertà.

La fuga di Francesco Florio

La storia si apre con un evento traumatico: il giovane Francesco Florio fugge da un padre autoritario e violento per sottrarsi a un destino già scritto. Il suo tentativo di ribellione lo conduce a nascondersi in una grotta, ma un errore e uno scambio di persona lo trascinano in una vicenda più grande di lui, segnando l’inizio di una catena di eventi destinati a cambiare per sempre la sua vita e quella della sua famiglia. Intorno a lui si muove un nucleo familiare complesso: Rosa e Vincenzo Florio, genitori di altri cinque figli, incarnano il conflitto tra autorità e protezione, tra legge patriarcale e desiderio di emancipazione.

I figli crescono sotto l’ombra di un padre duro, cercando ciascuno la propria strada, i propri amori, la propria identità. La Calabria, aspra e montuosa, diventa parte integrante della narrazione: presenza viva che plasma caratteri e destini. La ricostruzione storica – dalle condizioni di vita quotidiana al ruolo delle donne, fino alla descrizione accurata del terremoto – restituisce un contesto credibile e immersivo. È qui, tra sacrifici e sogni, che si gettano le basi di quell’impero commerciale che nei romanzi precedenti vedremo fiorire tra Calabria e Sicilia.

Un romanzo umano e meditativo

L’alba dei Leoni è un romanzo intenso e profondamente umano. Auci sceglie un ritmo più meditativo rispetto ai capitoli precedenti, privilegiando la costruzione psicologica dei personaggi e l’analisi delle dinamiche familiari. Il conflitto generazionale, il peso del patriarcato e la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo diventano temi centrali. La scrittura è fluida, evocativa, capace di alternare introspezione e narrazione corale. I dialoghi sono vividi, le descrizioni sensoriali immergono il lettore in un Settecento meridionale duro ma vibrante.

L’autrice non indulge mai nel patetismo: lascia che siano le azioni e le scelte dei personaggi a parlare, mostrando come ogni grande destino nasca da una deviazione, da una ferita, da un atto di coraggio. Uno dei punti di forza del romanzo è proprio l’umanità dei protagonisti: qui i Florio non sono ancora simbolo di successo, ma uomini e donne fragili, alle prese con paure, ambizioni e desideri di riscatto. Questo li rende più vicini, più veri. Anche chi non conosce i volumi precedenti può apprezzare la storia come un romanzo autonomo, perché funziona al di là del mito. L’alba dei Leoni non è soltanto un ritorno alle origini, ma una riflessione potente sul coraggio di scegliere la propria strada.

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