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Attualità

Le regole sull’Ai se le scriveranno Usa e Cina (capito, Merkel?)

L'Ue non tocca palla e l'ex cancelliera tedesca si coccola i burocrati

di Cristiana Flaminio -


Ai, ai Merkel. Ci sono un cinese, un americano e una europea. Il cinese, che di mestiere fa il portavoce del ministero degli Esteri e si chiama Guo Jiakun, ha detto che il Dragone ha chiesto espressamente agli Stati Uniti di “promuovere lo sviluppo e la governance dell’intelligenza artificiale”, condividendo responsabilità e idee sulle questioni più scottanti. Affermando, contestualmente, che parte dei colloqui tra Xi e Trump hanno avuto come tema proprio questa necessità di fissare, almeno, un quadro di regole condivise in un comparto in cui la rivalità tra le due potenze è feroce. L’americano, invece, si chiama Eric Schmidt e di mestiere fa l’amministratore delegato di Google.

Merkel, che “ai” detto

Ha detto, come riporta il Wsj, che l’Ai innescherà la rivoluzione “più grande, più rapida e più importante” nell’ambito dell’hitech. Ha cercato, Schmidt, di dare un senso a una valanga di miliardi spesi e su cui, adesso, si addensano i dubbi dei (soliti) lupi di Wall Street. Ha provato, il Ceo di Mountain View, a dare un orizzonte ai milioni di americani che diventano sempre più scettici nei confronti dell’intelligenza artificiale. E non è questione di ambiente ma di lavoro, costi e di energia. Che potrebbe costare molto di più per alimentare i data center necessari a far girare le piattaforme. E poi c’è l’europea. Che si chiama Angela Merkel e ora, di mestiere, fa la pensionata ma a Bruxelles ogni tanto la tolgono dalla naftalina per darle un premio. Magari per ringraziarla di aver portato l’Ue in una condizione di sudditanza rispetto a chiunque, ma questa è un’altra storia.

La burocrazia non serve senza i campioni globali

Merkel ha accarezzato gli eurocrati spiegando di apprezzare i loro sforzi a regolamentare web e Ai. “Magari si sbaglia ma sbagliando si impara”. Peccato, però, che le regole dell’Ue, dal momento che non c’è manco uno straccio di “campione globale” europeo, non se le fili nessuno. E debbano farsele, da sé, Cina e Usa senza manco star lì troppo a pensare a quanto partorito dal solipsismo europeo.


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