L’EURO VIRATA

Prendi i mercati, trattali male. Il teorema di Mario Draghi funziona. Il problema è di farlo capire a quegli zucconi degli altri Paesi dell’Unione Europea, in particolare ai falchi mitteleuropei che, attorno alla Germania, avevano in mente di fare le barricate contro il tetto al prezzo del gas. Eppure è bastato evocare il price cap per far crollare il prezzo del gas. Certo, la strada verso la normalizzazione dei prezzi è ancora lunga (ad aprile 2021, appena un anno e mezzo fa, costava 20 euro al Mwh), e tanta strada c’è da fare. In condizioni che, però, sono ben peggiori da quelle che c’erano già un anno fa.

Perciò, l’altra sera, ha pronunciato parole durissime nei confronti della stessa Unione Europea. Roba che, pronunciata da chiunque altro, ne avrebbe fatto molto probabilmente il più cinico dei “sovranisti”. Ma non era il politico, a parlare. Era l’economista che tuonava. E difatti la strigliata che mister Bazooka ha suonato a quegli zucconi mitteleuropei dei frugali è stata sanguinosa. Non gli basta, né potevano essere sufficienti a rimettere in riga speculatori e finanzieri d’assalto, gli impegni solenni ma vaghi, troppo vaghi, sul tetto al gas. Le conclusioni, l’altra sera, non gli bastavano: “inaccettabili”. Così, ai capi di Stato e di governo, ha riferito che senza un’azione sera l’Ue, come è stato, sarebbe precipitata nella recessione e la frammentazione del mercato. Ma, cosa ancora più grave, avrebbe suonato il suo de profundis producendo la rottura dell’unità europea e la sostanziale vittoria di Putin.

Così ieri è arrivata la decisione: la Commissione dovrà produrre non più una road map ma una decisione netta sul tetto ai prezzi. La guerra delle parole si muove sulla trincea delle sillabe, che fanno la differenza. Se, fino a 48 ore fa, il price cap era sostanzialmente nulla più che un auspicio (o, al massimo, uno spunto di discussione), ora all’esecutivo Ue è stato affidato un mandato pieno per trovare, subito, una soluzione. Che, sebbene temporanea, venga subito resa operativa.

Nel pomeriggio di ieri, Mario Draghi ha esultato per una vittoria insperata. L’ultimissimo atto pubblico dell’ex presidente del consiglio sembra il sospiro di sollievo di chi è riuscito a far entrare nella testa distratta dei propri partner una lezione per oggi e per il futuro. “Non c’è modo di equivocare: saranno decisioni operative”. Draghi ha aggiunto. “La gente si aspetta un testo giuridico per l’esecuzione di questi punti. Non vuol dire che non ci sia ancora lavoro da fare, ci saranno ancora tante discussioni ma è la prima volta che il Consiglio Ue ha manifestato la disponibilità al tetto al prezzo del gas e a un meccanismo di finanziamento comune. Non era scontato. Mi era stato detto che era impossibile, alla fine siamo riusciti ad averlo”. Ça suffit. L’importante è aver affermato che l’Europa è unita ed è pronta ad andare fino in fondo. Prendi i mercati, trattali male. E infatti, solo ieri, il prezzo del gas al Ttf di Amsterdam è crollato di un altro 10%. Il teorema funziona dai tempi del Whatever it takes. Che piaccia, a quegli zucconi distratti della Mitteleuropa.

Il presidente del consiglio ha pure spiegato: “Siamo il Paese europeo che ha più diversificato le fonti di approvvigionamento di gas, riducendo di circa due terzi la dipendenza dalla Russia. E lo abbiamo fatto prima di chiunque altro in Europa. E abbiamo accelerato moltissimo sulle rinnovabili”.

Il saluto di Draghi è un passaggio di testimone ideale a Giorgia Meloni. “L’Italia deve essere al centro del progetto europeo, con la credibilità, l’autorevolezza e la determinazione che si addicono a un grande Paese fondatore, quale siamo stati noi. Come ho detto agli altri leader nel corso del saluto, l’Ue è fondamentale per la sicurezza, la stabilità, la prosperità degli Stati membri, del continente e del mondo intero”.

Prendi i mercati, trattali male. Il teorema di Mario Draghi funziona. Il problema è di farlo capire a quegli zucconi degli altri Paesi dell’Unione Europea, in particolare ai falchi mitteleuropei che, attorno alla Germania, avevano in mente di fare le barricate contro il tetto al prezzo del gas. Eppure è bastato evocare il price cap per far crollare il prezzo del gas. Certo, la strada verso la normalizzazione dei prezzi è ancora lunga (ad aprile 2021, appena un anno e mezzo fa, costava 20 euro al Mwh), e tanta strada c’è da fare. In condizioni che, però, sono ben peggiori da quelle che c’erano già un anno fa.

Perciò, l’altra sera, ha pronunciato parole durissime nei confronti della stessa Unione Europea. Roba che, pronunciata da chiunque altro, ne avrebbe fatto molto probabilmente il più cinico dei “sovranisti”. Ma non era il politico, a parlare. Era l’economista che tuonava. E difatti la strigliata che mister Bazooka ha suonato a quegli zucconi mitteleuropei dei frugali è stata sanguinosa. Non gli basta, né potevano essere sufficienti a rimettere in riga speculatori e finanzieri d’assalto, gli impegni solenni ma vaghi, troppo vaghi, sul tetto al gas. Le conclusioni, l’altra sera, non gli bastavano: “inaccettabili”. Così, ai capi di Stato e di governo, ha riferito che senza un’azione sera l’Ue, come è stato, sarebbe precipitata nella recessione e la frammentazione del mercato. Ma, cosa ancora più grave, avrebbe suonato il suo de profundis producendo la rottura dell’unità europea e la sostanziale vittoria di Putin.

Così ieri è arrivata la decisione: la Commissione dovrà produrre non più una road map ma una decisione netta sul tetto ai prezzi. La guerra delle parole si muove sulla trincea delle sillabe, che fanno la differenza. Se, fino a 48 ore fa, il price cap era sostanzialmente nulla più che un auspicio (o, al massimo, uno spunto di discussione), ora all’esecutivo Ue è stato affidato un mandato pieno per trovare, subito, una soluzione. Che, sebbene temporanea, venga subito resa operativa.

Nel pomeriggio di ieri, Mario Draghi ha esultato per una vittoria insperata. L’ultimissimo atto pubblico dell’ex presidente del consiglio sembra il sospiro di sollievo di chi è riuscito a far entrare nella testa distratta dei propri partner una lezione per oggi e per il futuro. “Non c’è modo di equivocare: saranno decisioni operative”. Draghi ha aggiunto. “La gente si aspetta un testo giuridico per l’esecuzione di questi punti. Non vuol dire che non ci sia ancora lavoro da fare, ci saranno ancora tante discussioni ma è la prima volta che il Consiglio Ue ha manifestato la disponibilità al tetto al prezzo del gas e a un meccanismo di finanziamento comune. Non era scontato. Mi era stato detto che era impossibile, alla fine siamo riusciti ad averlo”. Ça suffit. L’importante è aver affermato che l’Europa è unita ed è pronta ad andare fino in fondo. Prendi i mercati, trattali male. E infatti, solo ieri, il prezzo del gas al Ttf di Amsterdam è crollato di un altro 10%. Il teorema funziona dai tempi del Whatever it takes. Che piaccia, a quegli zucconi distratti della Mitteleuropa.

Il presidente del consiglio ha pure spiegato: “Siamo il Paese europeo che ha più diversificato le fonti di approvvigionamento di gas, riducendo di circa due terzi la dipendenza dalla Russia. E lo abbiamo fatto prima di chiunque altro in Europa. E abbiamo accelerato moltissimo sulle rinnovabili”.

Il saluto di Draghi è un passaggio di testimone ideale a Giorgia Meloni. “L’Italia deve essere al centro del progetto europeo, con la credibilità, l’autorevolezza e la determinazione che si addicono a un grande Paese fondatore, quale siamo stati noi. Come ho detto agli altri leader nel corso del saluto, l’Ue è fondamentale per la sicurezza, la stabilità, la prosperità degli Stati membri, del continente e del mondo intero”.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli