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Politica

L’incontro tra Mattarella e Meloni al Quirinale e l’irritazione per la nota della premier. Poi la distensione

di Lino Sasso -


La giornata politica di ieri si è consumata tutta attorno a un incontro atteso e necessario: Giorgia Meloni va al Quirinale. Il tentativo è per provare a ricomporre uno scontro istituzionale senza precedenti dall’inizio della sua esperienza a Palazzo Chigi. Una tensione che, se non gestita con prudenza, avrebbe potuto generare conseguenze difficilmente controllabili. Da qui la necessità di abbassare il livello dello scontro tra governo e Colle. Al Quirinale si aspettava una telefonata già dalla sera precedente, Giorgia Meloni l’ha fatta la mattinata successiva, prima di ripartire da Mestre. Un gesto che ha permesso di programmare un colloquio con Sergio Mattarella immediatamente dopo il rientro della premier a Roma. Un faccia a faccia di circa venti minuti, non semplice né scontato, ma sufficiente a gettare le basi per dichiarare formalmente concluso il caso scoppiato attorno al consigliere del Presidente della Repubblica, Francesco Saverio Garofani.

I venti minuti di Giorgia Meloni al Quirinale

Dichiarazioni che avevano innescato la richiesta di chiarimenti da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, provocando la dura e inusuale reazione del Quirinale. Un’escalation che aveva fatto temere la rottura dell’equilibrio istituzionale tra i due palazzi più alti della Repubblica. Al Quirinale, di fronte a Mattarella, Meloni ha ribadito quanto già espresso dai vertici del suo partito all’indomani della polemica: da una parte il “rammarico per le parole istituzionalmente e politicamente inopportune” di Garofani, che a suo giudizio avrebbe dovuto “chiarire immediatamente”. Dall’altra la volontà di confermare “la sintonia istituzionale” tra Palazzo Chigi e il Quirinale, mai venuta meno dall’inizio della legislatura. Una posizione calibrata su due piani: fermezza politica, ma anche ricerca della stabilità.

Alta tensione su Garofani

Per tutta la giornata, tuttavia, il consigliere del Colle è rimasto nel mirino della maggioranza. In ambienti parlamentari erano circolate persino voci di possibili richieste di dimissioni, che però la premier non ha mai avanzato. Neppure la ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera, in cui Garofani definiva quelle riportate come “chiacchiere tra amici”, è bastata a spegnere le polemiche: Bignami le ha interpretate come una “conferma” dei virgolettati contestati. Eppure, proprio dopo il colloquio tra Giorgia Meloni e il Capo dello Stato al Quirinale, i capigruppo di Camera e Senato di Fratelli d’Italia – Bignami e Lucio Malan – hanno diffuso una nota con cui dichiarano la vicenda “chiusa” e senza ulteriori commenti da aggiungere. Una decisione facilitata anche dalla comparsa, su alcuni siti di informazione, del testo di una mail anonima circolata nei giorni precedenti tra varie redazioni e sostanzialmente identica al contenuto dell’articolo de La Verità.

Irritazione al Quirinale per la nota di Giorgia Meloni

Un elemento che ha contribuito a raffreddare l’intero quadro. Alla fine, su impulso diretto della premier, è prevalsa la linea della prudenza. Anche perché la nota di Palazzo Chigi con cui si è inteso tenere il punto sull’inopportunità delle parole di Garofani ha suscitato l’irritazione del Colle. La priorità, spiegano però fonti di Fratelli d’Italia, è tutelare la “concordia istituzionale”, principio sottolineato da Mattarella stesso nel corso dell’incontro. “È interesse di tutti”, è il messaggio che filtra dal partito. L’obiettivo adesso è chiudere definitivamente il caso e voltare pagina. Dopo la salita di Giorgia Meloni al Quirinale e la nota distensiva del partito di via della Scrofa a riaffermare il rapporto di leale collaborazione tra i due vertici dello Stato, il caso sembra dunque destinato a rientrare. Resta però il segnale politico: gli equilibri istituzionali rimangono un campo delicato, da maneggiare con cura.


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