Politica

L’INTERVISTA – Centinaio (Lega): “I trattori sono l’inizio della rivolta. Per rincorrere l’Europa si continua a sbagliare”

di Edoardo Sirignano -

GIAN MARCO CENTINAIO, SOTTOSEGRETARIO AGRICOLTURA ©imagoeconomica


“I trattori sono solo l’inizio della rivolta. Per andare dietro all’Europa si continua a sbagliare. Sul caso Salis demonizziamo Orban, dimenticando che l’Ungheria, sia nel governo Draghi che con Conte, è stata tra i pochi a starci vicino nel momento del bisogno”. A dirlo Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato e responsabile del dipartimento agricoltura della Lega.

La rivolta dei trattori è la punta dell’iceberg, considerando che c’è più di qualcuno che urla per le strade “Europa matrigna”?

È un momento importante e delicato perché per la prima volta gli agricoltori di tutto il continente si sono uniti contro l’Europa su un provvedimento che sta impoverendo i cittadini. Sono d’accordo, dunque, nel dire che siamo soltanto al punto di partenza.

Considerando la sua esperienza da ministro dell’Agricoltura, in cosa si è sbagliato?

A non ascoltare quello che dicevano i vari Paesi. Nel 2018-2019, quando ero ministro, già si parlava della nuova Pac che doveva essere approvata. La maggior parte dei rappresentanti dei diversi governi, allora, sosteneva che non fosse in grado di soddisfare le esigenze del settore. A parere dei più era troppo orientata alla tutela dell’ambiente e meno alla produzione agricola. Con l’elezione della presidente Von der Leyen si è pensato, ancora di più, a utilizzare risorse, che dovevano essere dedicate esclusivamente al primo settore per questioni che non lo riguardavano affatto, fino ad arrivare dunque ai trattori di cui parliamo oggi.

Si trovano, intanto, le risorse per le guerre e non per i nostri contadini. Non le sembra un controsenso?

Assolutamente sì! Lo è perché viviamo una fase molto delicata. L’invasione della Russia in Ucraina ci ha portato a un aumento del prezzo delle materie prime. Tanti prodotti che servivano all’agricoltura provenivano da quelle zone. In questo momento, pertanto, era [solo] necessario trovare i soldi per aiutare una parte importante di Paese e invece si è preferito guardare da un’altra parte.

Non teme che alle europee, in uno scenario bellico, in cui si vive male per l’inflazione, possa prevalere l’astensionismo?

Temo di sì, ma sono convinto che l’abbinamento delle elezioni europee con amministrative e regionali porterà, comunque, molti a votare.

Necessario convincere la gente soprattutto attraverso le riforme. Il premierato è la priorità delle priorità?

È una delle priorità insieme ad altre riforme, tenendo però conto che non si può venir meno al ruolo centrale del Parlamento e di quello di garanzia del Presidente della Repubblica.

Andando verso le urne, le sembra giusto demonizzare le destre continentali, come sta accadendo per quella di Orban sul caso Salis?

Visto che ci stiamo avvicinando alle europee e i sondaggi vanno in una determinata direzione, c’è una parte radical chic di sinistra che cerca di demonizzare tutto quello che le è contro. Tutti, però, devono ricordare che sia durante il governo Draghi che con Conte, l’Ungheria di Orban era stata tenuta in considerazione quando c’era bisogno di andare contro l’Europa o di chiederle determinate cose. Adesso stranamente Orban non va più bene.

La Lega, per le sue posizioni, intanto, cala nei sondaggi e viene addirittura superata da Forza Italia…

Le rilevazioni le lascio ai sondaggisti. Vedo, al contrario, quanto c’è in giro, nelle piazze e qui la Lega è nettamente al di sopra di Forza Italia.


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