Londra via ai robotaxi: Uber e Wayve inaugurano la nuova era
L'implementazione sarà graduale. La scelta riflette la complessità del contesto urbano londinese
Londra entra ufficialmente nel club, ancora ristretto, delle città che sperimentano la mobilità autonoma su strada. Uber e la startup britannica Wayve hanno avviato nella capitale il loro primo servizio commerciale di robotaxi. Un debutto che segna un passaggio simbolico e tecnologico rilevante. Per la prima volta nel Regno Unito, un utente può prenotare tramite app una corsa su un veicolo dotato di guida autonoma. Per ora, però, con un operatore umano al volante.
Si procederà a piccoli passi
La fase iniziale è volutamente prudente. “Sarà un’implementazione graduale, quindi inizieremo in piccolo”, ha spiegato Wendy Lee, responsabile del prodotto di Uber, indicando una flotta di poche decine di veicoli. Una scelta che riflette la complessità del contesto urbano londinese e la necessità di rispettare le linee guida di Transport for London (TfL), l’autorità dei trasporti che deve ancora pubblicare le regole definitive per l’impiego di taxi completamente autonomi. Nessun operatore, infatti, ha avviato il processo di approvazione per veicoli senza supervisore.
Wayve diventa così la prima azienda a offrire un servizio di robotaxi al pubblico nella City, anticipando concorrenti globali come Waymo (Alphabet) e Baidu, che nel Regno Unito collaborerà con Lyft. Il lancio arriva mentre negli Stati Uniti e in Cina i robotaxi sono già operativi da anni, e fa di Londra la seconda città europea a sperimentarli dopo Zagabria, dove la croata Verne utilizza tecnologia Pony.ai con un supervisore a bordo.
Il sistema di guida autonoma apprenderà dall’esperienza
La tecnologia sviluppata e addestrata sulle strade londinesi dal 2018, si distingue per un approccio “AV2.0”, un sistema di guida autonoma che apprende dall’esperienza, senza affidarsi alle mappe ad alta definizione utilizzate da molti concorrenti. I veicoli impiegati da Uber sono Ford Mustang Mach-E elettriche, equipaggiate con sensori e schermi interattivi multilingue che mostrano ai passeggeri il percorso previsto. Ogni corsa può essere accettata o rifiutata dall’utente prima dell’arrivo dell’auto, mantenendo la piena compatibilità con l’app.
Resta però la domanda cruciale. Quando arriveranno i taxi davvero senza conducente? Al momento né Uber né Wayve indicano una data. Waymo, invece, ha dichiarato di voler introdurre veicoli completamente autonomi entro la fine dell’anno, “previa approvazione governativa”. Lyft, che punta a lanciare nel 2027 un servizio con Apollo Go di Baidu, attende indicazioni da TfL.
La competizione si sposta in Europa
La prudenza regolatoria non frena le ambizioni industriali. Wayve ha già ottenuto l’autorizzazione di sicurezza per 15 veicoli con conducente e prevede di espandersi a Tokyo e in altre dieci città grazie alla partnership con Uber. Un segnale che la corsa globale alla guida autonoma non si gioca più solo nelle capitali tecnologiche americane o cinesi, ma anche nelle metropoli europee più complesse e regolamentate.
Per Londra, l’arrivo dei robotaxi rappresenta un test per verificare se la guida autonoma può “reggere” in una città che, per flussi di mobilità, è tra le più difficili al mondo.
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