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Attualità

L’Onu? Una camera dell’irrilevanza

Una istituzione indispensabile come tavolo minimo di dialogo globale, ma operativamente esausta

di Angelo Vitale -


L’Onu, ormai una camera di compensazione dell’irrilevanza. Prima l’affondo, poi la ritirata. Dalla Francia, toni perentori per la volontà di ottenere la rimozione di Francesca Albanese, accusandola di aver violato il Codice di Condotta dei mandatari speciali Onu. Poi, i numeri non ci sono.

Francia, l’affondo e la ritirata

Nessun voto, nessuna resa dei conti. Nel Consiglio per i Diritti Umani la maggioranza richiesta è irraggiungibile. Il blocco dei Paesi emergenti del G77, insieme all’Organizzazione della Cooperazione Islamica, fa scudo. Senza consenso trasversale, l’Occidente non decide più. L’episodio si chiude in una bolla di impotenza.

L’Onu procede per inerzia

È l’istantanea di un’Onu che procede per inerzia. Un sistema a due velocità. Da un lato una burocrazia imponente, addestrata a difendere procedure e prerogative. Dall’altro un vertice politico che denuncia la crisi mentre la amministra. Guterres parla apertamente di rischio paralisi finanziaria, con pochi margini per incidere.

Nel 2026 il deficit dichiarato ha toccato 1,57 miliardi di dollari. Eppure circa il 70% del bilancio ordinario continua a essere assorbito da costi fissi: stipendi esentasse, indennità, pensioni. Missioni sul campo in affanno, macchina centrale intatta.

Gli scandali

Crepe non solo contabili. Lo scandalo dei Caschi Blu, una ferita non rimarginata. Dal rapporto del 2005 a oggi, oltre 1.700 accuse di abusi sessuali. Meno del 3% dei casi con condanne penali nei Paesi d’origine dei militari. La distanza tra proclamazioni etiche e responsabilità effettiva, abissale.

Poi, l’ombra lunga dell’Oil-for-Food: 1,8 miliardi di dollari in tangenti su un programma da 64 miliardi. Una lezione mai del tutto metabolizzata.

Il vero potere non abita più qui

Una istituzione preservata per convenienza. Un bersaglio quando le crisi – dalla Siria all’Ucraina, fino a Gaza – restano senza soluzione. Ma garantendo migliaia di incarichi prestigiosi. E, attraverso il veto nel Consiglio di Sicurezza, zero colpi agli interessi vitali dei cinque membri permanenti. Una Onu indispensabile come tavolo minimo di dialogo globale, ma operativamente esausta.

Con l’energia spesa per preservare se stessa e non per cambiare il corso delle crisi. Il vero potere non sta più a New York dove le bandiere sventolano lungo la First Avenue.


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