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Politica

L’opposizione si ricompatta contro il Board of peace per Gaza

di Giuseppe Ariola -


L’Italia parteciperà come paese osservatore al Board of peace per Gaza. Il passaggio parlamentare di ieri ha suggellato la decisione del governo, sebbene tra contrapposizioni politiche e con la netta contrarietà dell’opposizione. Se da un lato la maggioranza si è confermata coesa al momento del voto delle risoluzioni sulle comunicazioni del ministro degli Esteri Tajani, dall’altro, la minoranza si è ricompattata su un comune filo conduttore, smarrito da tempo, e ha mantenuto una linea unitaria. Una riproposizione del campo largo che ha visto allineati sulla stessa lunghezza d’onde tutti i partiti di opposizione. Dall’ala più a sinistra rappresentata da Avs fino a quella più centrista di Azione. Una convergenza in nome della contrarietà all’iniziativa di Donald Trump e, più in generale, all’idea di un’Italia nel ruolo di una succursale degli Usa.

La linea del campo largo

L’accusa, lanciata più o meno apertamente, è infatti proprio quella di un governo sottomesso alla Casa Bianca, disposto a tutto pur di non far storcere il naso all’alleato. Una posizione netta rispetto alla quale a nulla è valsa l’obiezione di Tajani che ha sottolineato come sul tavolo non c’è alcuna alternativa al piano di Trump. E che l’Italia non può restare esclusa in tutto e per tutto dal processo di pace in Medio Oriente. Una linea che però non ha fatto breccia tra le file dell’opposizione. Se chi come Martina Semenzato di Noi Moderati fa notare che è meglio partecipare al Board come osservatori che restare semplici spettatori, per Davide Faraone di Italia Viva il ruolo dell’Italia è “più da guardone che da osservatore”. Riccardo Magi di +Europa vede il governo intento a “scodinzolare”.

Anche Calenda contro il Board of peace per Gaza

Per Elly Schlein, invece, l’Italia non deve partecipare al “Board con cui Trump vuole sostituire le Nazioni Unite”. La segretaria del Pd agita anche lo spettro dell’isolamento italiano nella compagine europea e invita il governo ad attenersi alla linea degli altri paesi Ue. E proprio sull’europeismo insiste anche Carlo Calenda che fa di Azione l’ultimo tassello del mosaico unitario dell’opposizione. Una posizione non scontata, tanto più alla luce delle ultime prove di dialogo con Forza Italia e della condivisione, in più di un’occasione, con le iniziative del governo. Ed è proprio al segretario azzurro che Calenda rivolge l’accusa di non essere “stato capace di dire di no alla Meloni” rispetto al Board of peace e all’appiattimento sulla linea di Trump a scapito di quella Ue. Il tutto mentre il Wall Street Journal pubblica un’analisi dal titolo: “La missione di Giorgia Meloni: Convincere Trump e l’Europa a essere amici”.


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