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Economia

Manovra: fervono le trattative ma oggi c’è lo sciopero

Il governo ha fretta di chiudere, i sindacati pronti a far sentire la loro voce

di Maria Graziosi -


Non solo sciopero, la manovra prosegue il suo iter e si porta appresso un corteo di proposte, polemiche e nodi da sciogliere il prima possibile. Già, perché i tempi per approvare il bilancio sono ambiziosi. L’obiettivo è iniziare la discussione, alla Camera, entro il 19 dicembre. Per farlo occorrerà che il Senato si sbrighi. Già fissata la marcia, a tappe forzate, verso l’obiettivo. Martedì prossimo, a partire dalle 15.30, inizieranno gli incontri bilaterali tra i gruppi e il governo. A mediare ci saranno il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e i sottosegretari al Mef Sandra Savino e Federico Freni.

Emendamenti e sciopero, il cantiere della manovra

Sul tavolo gli emendamenti segnalati. Quelli sopravvissuti dalla tagliola scattata nei giorni scorsi e quelli che saranno ripresentati. Come l’emendamento sulla cessione delle quote del Mes. Di fronte al rigetto per inammissibilità, la Lega non s’è persa d’animo. E, anzi, ha rilanciato presentando un testo nuovo e corretto sulle coperture che non riporta più la cifra dei 5 miliardi, di risparmio per l’abbassamento delle tasse, in tre anni. Una volta esaurita la fase delle concertazioni, si entrerà nel vivo della discussione e del voto in Aula. “Non prima dell’Immacolata”, ha spiegato il presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, il senatore Fdi Nicola Calandrini: “A votare basta una giornata, la cosa importante è arrivarci”, ha detto.

Si parte da Genova, una parata di stelle

E mentre nelle stanze dei bottoni della politica si ha fretta, i sindacati si prendono il loro tempo. Oggi toccherà a Usb e alle sigle autonome scendere in piazza. Ci sarà uno sciopero che interesserà i trasporti, treni e aerei. A cui si uniranno le sigle di rappresentanza del mondo scolastico. Incroceranno le braccia anche i giornalisti ma per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale, scaduto ormai nel 2016. A Genova, ci sarà una parata di stelle. Attesa Greta Thurnberg, insieme a Francesca Albanese e all’ex ministro greco Yanis Varoufakis. Non ci dovrebbe essere Roger Waters. Perché in piazza, oltre che contro la manovra, si scenderà per manifestare a favore della Palestina. Un argomento che non esclude l’altro dato che saranno ingenti gli investimenti nella Difesa previsti dal bilancio.

Sabato tocca alla Uil

Sabato, poi, sarà la volta dell’Uil. Che ha indetto una manifestazione nazionale che si terrà al Teatro Brancaccio di Roma: “Vogliamo sostenere le nostre proposte di cambiamento della manovra su fisco, sanità e pensioni. Sono temi di equità e giustizia sociale. Vogliamo far sentire la nostra voce per ricordare al Governo e alla politica che ci sono persone che pagano le tasse, mentre altre non le pagano, che non fruiscono di servizi sanitari a cui avrebbero diritto, che vorrebbero andare in pensione perché hanno fatto lavori usuranti e non ci possono andare”, ha dichiarato il segretario Pierpaolo Bombardieri ad Agorà, ieri, su Raitre.

L’iniziativa della Cisl

Sarà in piazza anche la Cisl, che ha scelto la data del 13 dicembre: “Crediamo che debba esserci un impegno più forte rispetto ai pensionati e che bisogna agire su settori importanti nel nostro Paese”, ha affermato la segretaria generale Daniela Fumarola da Genova: “Vanno assolutamente rilanciate le politiche per far crescere di piu il nostro Paese, alla luce della sfida che dovremo necessariamente affrontare dopo 2026 con la conclusione del Pnrr. Per questo la Cisl ha proposto un patto della responsabilità tra soggetti riformisti, sul quale il presidente del consiglio Meloni al nostro congresso ha dato ampia disponibilità”. Il giorno prima, il 12 dicembre, ci sarà lo sciopero indetto dalla Cgil di Maurizio Landini. Che è il front-man della protesta contro il governo. Sciopero contro la manovra anche per lui. Ma l’unità sindacale è compromessa.

La versione di Farmindustria

Intanto iniziano a fioccare i giudizi sulla manovra. Come quello delle associazioni di categoria della farmaceutica che, poi, non sono così scettiche rispetto alle scelte del governo: “Faccio fatica a condividere gli allarmismi attuali – ha detto Marcello Cattani, presidente Farmindustria, a un evento del Sole 24 Ore – : per decenni abbiamo vissuto tagli lineari su istruzione, sociale e sistema sanitario stesso, è pacifico che le risorse in campo siano limitate e ci sia un percorso, a mio giudizio lodevole, per sistemare i conti della Nazione”. Cattani ha poi proseguito: “Bisogna conciliare due elementi, ovvero spesa sanitaria e crescita del Pil. Per noi la strada è continuare il percorso di riforme, per accelerare lo sviluppo tecnologico e scientifico e la ricerca clinica: prima entra l’innovazione, prima si generano i benefici. È stato lodevole aver dato più risorse al fondo sanitario, per un totale di 2,5 miliardi, in una legge di bilancio che comunque è stretta”.

Il nodo banche

Non sembra esserci altrettanto ottimismo nel mondo delle banche. Ieri pomeriggio un incontro tra il mondo del credito e il governo è andato per le lunghe. L’esecutivo ha idea di inasprire, ulteriormente, l’Irap. E il contributo, le banche, non l’hanno digerito se Carlo Messina, in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, s’è lamentato del fatto che siano sempre loro a dover pagare. Mentre ci sono tante altre aziende che vantano utili miliardari che non vengono mai attinte dagli strali fiscali. Saranno fischiate le orecchie a Claudio Descalzi e a tutti gli altri manager del comparto energetico. Intanto la manovra continua a essere un cantiere aperto e, come tale, soggetto allo sciopero.


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