L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

Meloni e Merz hanno un piano, l’allarme di Draghi

Lo scetticismo (interessato) della Spagna, i dubbi di Macron ma l'Europa non ha più tempo da perdere

di Giovanni Vasso -


Giorgia Meloni e Friedrich Merz hanno un piano, gli altri pure. Ma ora non c’è più tempo per le chiacchiere, per le accuse, per i giochi politici. E questo lo ha ribadito, per l’ennesima volta, l’allarme lanciato da Mario Draghi. Secondo cui gli scenari economici per l’Europa, da quando ha presentato il famoso (e negletto…) piano di rilancio da 800 miliardi, sono andati deteriorandosi. È urgente “agire presto”. E, possibilmente, bene. Gran parte dell’intervento di Draghi ha riguardato proprio il nodo della competitività.

Meloni e Merz hanno un piano

Ogni edificio si costruisce dalle fondamenta. E l’Europa, prima di uscire dal nanismo politico da cui è affetta da decenni, dovrebbe tornare a essere il gigante economico che fu. Solo allora si potrà iniziare a parlare, di nuovo, di eurobond. “Un tema altamente divisivo qui”, ha glissato Giorgia Meloni dal castello Alden Bielsen dopo il prevertice con Merz a cui hanno presenziato pure i rappresentanti di Belgio, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Danimarca, Bulgaria, Lussemburgo, Finlandia, Croazia, Belgio, Cipro, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Olanda, Romania, Grecia, Svezia. Non c’era l’Irlanda, non invitata come ha lamentato il signor Michéal Martin, capo del governo di Dublino. Non c’era la Spagna che ha bollato tutto come divisivo.

I dubbi (egoistici?) della Spagna

Perché, con Sanchez, resta pervicacemente attaccata all’ipotesi eurobond e alle clausole buy european. Madrid non ha il problema dell’energia. Quello che hanno Germania e Italia. E pure il Belgio. E, sostanzialmente, sta vivendo un momento di crescita quasi inedito. Insomma, come al solito, ognuno tira l’acqua al suo mulino. E meno male che Meloni (con Merz) s’era sgolata a dire che la proposta italotedesca è pensata per includere e non per escludere. A differenza, qui c’è il non detto che però è rilevantissimo, di quanto è troppe volte accaduto quando c’era (solo) l’intesa (spartitoria e non è per forza una cattiva parole) tra Francia e Germania. Ma niente da fare. Eccola, di nuovo, l’Europa degli egoismi, delle chiacchiere. Quando è il tempo di fare.

Energia e green: i nodi del prevertice

L’intesa tra Roma e Berlino, dalle parole di Meloni, parte proprio dall’energia. E si declina nella deregolamentazione, nella necessità di limitare l’invasività della burocrazia che talora ha esondato rispetto ai suoi compiti. E continua con la volontà di ribadire che, prima delle necessità finanziarie della speculazione green, viene l’economia reale. La produzione, gli affari. C’è, poi, un altro tema. Che non è certo secondario. È stata, anzi, la pietra dello scontro, quella che ha allontanato Francia e Germania avvicinando l’Italia. La necessità di stringere sempre più accordi commerciali con i partner stranieri. Il caso Mercosur. A Macron saranno fischiate le orecchie. Di polemiche ce ne sono state e ce ne saranno a fiumi. Merz, dopo l’incontro con Meloni e gli altri, con il “collega” francese, s’è presentato in conferenza stampa. A ostentare concordia. Che, in questa Europa, non c’è. Perché le visioni, che alternative non sono, vengono fatte passare per tali. Fare gli eurobond non impedisce di riformare tutta la cervellotica e masochista normativa green che, caso unico al mondo (citofonare herr Markus Kamieth, Ceo del colosso Basf), impone gap competitivi alle sue stesse imprese. E viceversa. C’è, semmai, da valutare cosa fare prima.

I dolori del giovane Macron

E non si fanno prima gli interventi finanziari. Bisogna prima pensare ai buoni progetti per cui, come ha detto Jacques Attali in un’intervista rilasciata a La Stampa, “i soldi si trovano sempre”. Attali, che di Macron è sempre stato un sostenitore, adesso ne rivela i limiti. “Gli manca solo un anno per finire il mandato e questo non aiuta. Perché costruire qualcosa con lui, che poi non potrà seguire?”. E non basta: “L’estrema debolezza del governo francese dà poi l’impressione che Parigi non sia un partner con il quale ci si può impegnare sul lungo termine”. Succede quando ci si ostina a voler rimanere imbullonati a una poltrona, ad onta dell’elettorato. Ora, però, c’è da superare l’impasse. “La sfida in buona sostanza è capire se la Ue può dare risposte concrete, efficaci, immediate sui temi della competitività e se vuole tornare a pensare in grande”, ha detto Meloni. E la questione, a prescindere, sta proprio in questi termini. È l’ora di smettere di chiacchiere, di perdersi in fumisterie che servono solo a riempire le pagine di giornali e dossier (magari mandati via fax, come lamenta Ursula von der Leyen) senza mai trovare concretizzazione. È l’ora di agire.


Torna alle notizie in home