Nuova frontiera della guerra: colpire i data center
La vulnerabilità delle strutture cloud potrebbe spingere i colossi emiratini e sauditi a rivedere i programmi di investimento
Il conflitto in Iran ha fatto emergere l’importanza dei data center, individuati da Teheran come target primari da colpire per causare danni significativi a un’articolazione nevralgica dell’apparato economico statunitense su cui poggia lo sforzo bellico di Washington. Gli iraniani hanno risposto alla pioggia di bombe israelo-americane colpendo le strutture di It dei colossi Usa nel Medioriente. Gli attacchi con droni contro i data center di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, rientrano in una strategia precisa.
La vulnerabilità delle strutture cloud
Nelle note ufficiali si legge che “hanno causato danni strutturali e interruzioni di corrente nei nostri siti e, in alcuni casi, l’attivazione dei sistemi antincendio ha provocato ulteriori danni legati all’acqua”. I raid – secondo il Financial Times – “evidenziano la vulnerabilità delle strutture cloud, simboli del potere tecnologico statunitense nella regione ma difficili da difendere”.
I danni causati dagli attacchi iraniani ai data center
AWS, divisione cloud di Amazon, si è messa prontamente al lavoro per ripristinare i servizi negli Stati del Golfo, dopo il blocco in tutta la regione, con la “paralisi” di applicazioni di consumo come l’online banking. L’azienda ha confermato il danneggiamento di alcune delle sue strutture negli Emirati Arabi Uniti. Sono state messe fuori uso due delle tre cosiddette zone di disponibilità.
Anche un data center del colosso in Bahrein è stato centrato dagli Shahed iraniani. Sull’isola del Golfo sono presenti tre strutture, tra cui una situata ad Hamala, vicino a una base militare locale e al King Fahd Causeway, un ponte di collegamento con il territorio saudita. Ai clienti è stato raccomandato di “salvare tutti i dati critici” e di trasferire le proprie operazioni verso server Aws situati in altre parti del mondo.
Quote di mercato e programmi dei colossi del settore
Aws nel secondo trimestre del 2025 detiene il 30% delle quote di mercato del settore cloud. Seguono Microsoft Azure (20%) e Google Cloud (13%), stando ai dati forniti dalla società di ricerca Synergy Research Group.
Microsoft ha invece fatto sapere di non aver registrato problemi operativi nella regione. Il mese scorso il gruppo aveva annunciato l’intenzione di aprire una nuova struttura Azure in Arabia Saudita entro la fine dell’anno, al servizio di clienti come il fornitore di servizi locali Acwa e Qiddiya Investment Company, uno dei “giga project” principali del regno.
La guerra e gli investimenti
Gli esperti ritengono che la prima azione militare combinata al mondo contro gli hyperscaler statunitensi che dominano il mercato globale, potrebbe indurre Abu Dhabi e Riad a decidere di non investire più nei prossimi anni miliardi di dollari in infrastrutture di intelligenza artificiale locali. Il saudita Humain e l’emiratino G42, due gruppi di intelligenza artificiale che operano con il supporto statale, si sono impegnati a finanziare cluster di data center nell’area, sottoscrivendo importanti accordi con Nvidia, Amazon e Microsoft.
L’agenda neocon di Donald Trump e il bellicismo di Benjamin Netanyahu rischiano di causare ingenti perdite ai loro alleati.
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