L’on. Pino Bicchielli: «Più prevenzione e una nuova legge elettorale per dare stabilità al Paese»
Abbiamo incontrato l’onorevole Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia, vice responsabile nazionale Enti Locali del partito e Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, per affrontare alcuni dei temi più rilevanti dell’attualità politica e istituzionale. Dalla riforma della giustizia alla necessità di una strategia strutturale sulla prevenzione del dissesto, fino alle sfide internazionali e al dibattito sulla nuova legge elettorale.
Onorevole, la vittoria del NO al referendum ha di fatto congelato gli equilibri nel CSM: esistono, a suo avviso, margini per intervenire con strumenti legislativi ordinari, oppure siamo di fronte a un nodo che richiede inevitabilmente una revisione costituzionale?
Il risultato referendario non può essere letto come uno stop alle riforme. Sarebbe un errore politico e culturale. Il tema resta aperto perché riguarda la qualità della nostra democrazia. Il correntismo ha prodotto uno squilibrio evidente e ha inciso sulla percezione di imparzialità della magistratura. Ma c’è soprattutto un nodo culturale: superare l’idea dell’infallibilità e riportare la giustizia dentro un equilibrio tra poteri, nell’interesse dei cittadini e su questo dobbiamo continuare a lavorare.
Da Presidente della Commissione d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico: qual è oggi il principale ostacolo normativo che impedisce una vera politica di prevenzione e come si può superare la frammentazione delle competenze tra livelli istituzionali?
Il problema è noto e lo abbiamo toccato con mano: la frammentazione delle competenze. Troppi soggetti intervengono sugli stessi territori. A volte i fondi ci sono, ma i comuni non riescono a spenderli perché mancano tecnici e strutture adeguate. È una contraddizione evidente. Dobbiamo passare da una cultura dell’emergenza a una cultura della prevenzione: oggi interveniamo dopo, quando invece sappiamo che ogni euro speso in prevenzione ne fa risparmiare molti di più spesi in emergenza. Serve una norma quadro che semplifichi la governance, chiarisca le responsabilità e introduca procedure rapide e standard.
In un quadro internazionale sempre più instabile, quale ruolo deve giocare l’Italia per rafforzare la propria credibilità e incidere davvero nei processi decisionali europei e occidentali?
L’Italia rafforza ogni giorno la propria credibilità internazionale con una linea chiara e coerente con continuità politica e visione. Il nostro ruolo dentro l’alleanza euro-atlantica è un ruolo attivo, non passivo. Ed è innanzitutto volto a consolidare l’asse occidentale e a potenziare il ruolo dell’unione europea. Questo significa contribuire alle scelte, non subirle. Solo mantenendo questa voce autorevole potremo tenere insieme sicurezza, crescita e stabilità.
Il dibattito sulla nuova legge elettorale è tornato centrale: lei è considerato un esperto di sistemi elettorali. Quale modello ritiene più adatto a garantire rappresentanza e governabilità?
Le leggi elettorali sono strumenti tecnici, ma con un impatto profondamente politico: servono a trasformare il consenso in rappresentanza e sono centrali nell’ingegneria costituzionale di un Paese. Il punto di equilibrio sta proprio qui: garantire che chi è maggioranza possa governare e che chi è minoranza sia comunque rappresentato in modo corretto. Sono due esigenze che devono stare insieme. In questa fase, la maggioranza sta lavorando a una riforma che tenga insieme questi due principi: rafforzare la stabilità dei governi e allo stesso tempo assicurare una rappresentanza chiara e riconoscibile. È un passaggio importante, che sarà oggetto di confronto nelle prossime settimane alla Camera dei deputati. Il tema non è individuare un modello astratto, ma costruire un sistema che funzioni nel contesto italiano, che renda più trasparente il rapporto tra voto ed eletti e che eviti frammentazioni eccessive.
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