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Economia

Oltre la bolletta: la sovranità energetica uno scudo contro la crisi?

Chi produce energia tramite impianti fotovoltaici condivisi può applicare dei "tetti massimi" interni

di Giorgio Brescia -


Oltre la bolletta, la possibile soluzione della sovranità energetica. Il recente balzo del prezzo dell’elettricità in Italia, passato in poche settimane da 0,114 euro/kWh a picchi di 0,166 euro/kWh, conferma una verità scomoda. Il sistema energetico europeo è ancora estremamente vulnerabile agli shock geopolitici. Nonostante i tentativi di stabilizzazione, famiglie e imprese restano spettatrici passive di oscillazioni che sfuggono al loro controllo.

Esiste però forse una via d’uscita che sposta il focus dal semplice risparmio alla proprietà della risorsa: i modelli di produzione condivisa.

Lo scenario: la “bolla di stabilità” di un distretto condiviso

Immaginiamo un distretto urbano o industriale che ha smesso di essere un semplice consumatore. In questo scenario, un gruppo di condomini, uffici e piccole fabbriche si unisce in una Cooperativa Energetica. Quando i mercati internazionali impazziscono e il Pun sale verticalmente, i membri di questa comunità non subiscono l’intero colpo.

Essendo proprietari dell’energia che producono tramite impianti fotovoltaici condivisi, possono applicare dei “tetti massimi” interni. È quella che potremmo definire una bolla di stabilità. Mentre fuori il prezzo fluttua, dentro la comunità il costo dell’energia resta prevedibile.

L’esperienza sul campo: il caso WeForGreen

Non si tratta di una teoria futura, ma di una realtà già operativa in Italia. Un esempio significativo, quello della cooperativa WeForGreen, promossa dalla società benefit veronese ForGreen. Nata oltre dieci anni fa con piccoli progetti locali come Energyland, oggi aggrega oltre 2.500 soci in tutta Italia e gestisce circa 20 MWp di impianti fotovoltaici condivisi.

I dati storici

Nel tempo, la conferma dellla resilienza di questo approccio. Nel 2022, durante la fase più acuta della crisi energetica, i soci hanno beneficiato di risparmi complessivi superiori al milione di euro rispetto ai prezzi di mercato.

In progetti come Le Fattorie del Salento, la cooperativa ha distribuito ristorni medi (bonus in bolletta) che in alcuni esercizi hanno superato gli 800 euro per nucleo familiare, abbattendo drasticamente i costi energetici annui.

Il modello ha permesso l’autoconsumo anche a chi vive in affitto o in centri storici vincolati, semplicemente acquisendo quote di impianti situati altrove.

Il limite dei 100 kWp: una sfida di scala

Sebbene l’Italia stia accelerando sulle Comunità energetiche r con circa 1.800 configurazioni, la taglia media — circa 100 kWp — suggerisce che siamo ancora in una fase embrionale. Come sottolineato anche dalla Corte dei Conti Europea, il potenziale è più alto.

Passare a configurazioni da 1 MWp cambierebbe radicalmente l’impatto economico e sociale. In velocità, perché un impianto fotovoltaico si installa in pochi mesi, a differenza di soluzioni centralizzate i cui tempi restano nell’ordine dei decenni.

In inclusività, poiché attraverso l’acquisto di quote di impianti condivisi, il beneficio economico arriva direttamente in bolletta senza necessità di lavori sul proprio tetto.

L’impatto sociale: 36 milioni per i territori

Il valore di questo modello non solo economico, ma civile. Una Cer da 1 MWp con una condivisione del 70% può generare circa 90.000 euro di incentivi annui. Di questi, una parte (circa 20.000 euro) deve essere destinata per legge a iniziative territoriali.

Se tutte le configurazioni attuali fossero strutturate su questa scala, i territori italiani potrebbero destinare al sociale complessivamente circa 36 milioni di euro ogni anno per vent’anni. Come sottolinea Gabriele Nicolis, ceo di ForGreen, governare il rischio prezzo significa stabilizzare i budget, ma una Cer efficace è soprattutto una macchina che genera valore sociale nel lungo periodo.

Un bivio

Continuare a inseguire rimborsi statali o investire in un modello decentralizzato? La transizione ecologica non è solo una questione di pannelli solari, ma di chi possiede le chiavi della produzione. Passare da utenti a soci significa trasformare l’energia da costo variabile in patrimonio stabile.


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