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Esteri

Per la fine della guerra in Ucraina manca ancora un 10%: l’Ue e Zelensky

Il piano di pace e le “resistenze” dei volenterosi

di Ernesto Ferrante -


In un momento cruciale per i negoziati sull’Ucraina, il Parlamento europeo ha dimostrato di non volere la fine della guerra. I due testi approvati sul piano di riarmo e sulla procedura accelerata per il meccanismo del prestito di riparazione a Kiev vanno nella direzione dell’escalation militare e finanziaria con la Russia. A Strasburgo, come del resto a Bruxelles, si continua a fare l’esatto contrario di ciò che occorrerebbe per raggiungere l’accordo anche su quel 10% che ancora manca per arrivare a un’intesa di pace. L’Ue, stando ai fatti, sembra lavorare per fermare le trattative in atto.

Il riarmo e la forzatura sugli asset russi

L’Eurocamera ha aggiunto un altro tassello al mosaico di riarmo per cui spinge da tempo la Commissione, sottraendo ingenti risorse all’economia civile per finanziare la militarizzazione. Non meno disastrosa potrebbe rivelarsi la “fantasiosa” opzione individuata per l’uso degli asset russi. Se l’Ucraina, economicamente disastrata e dilaniata dalla corruzione, non dovesse rimborsare quanto ottenuto e se le riparazioni russe non fossero sufficienti a coprire il buco di bilancio generato, dovranno essere gli Stati membri a farlo.

La Gran Bretagna alimenta un falso clima di assedio

Londra, che insieme a Parigi e Berlino guida la “Coalizione dei volenterosi”, è in piena trance bellicista. Le famiglie britanniche devono essere pronte a mandare i loro figli e le loro figlie in guerra contro la Russia. Lo ha detto il capo di Stato maggiore della Difesa britannico, Richard Knighton. Knighton ha chiesto alle scuole di incoraggiare i bambini a intraprendere lavori nell’industria bellica e ha affermato che più famiglie britanniche “sapranno cosa significa il sacrificio per la nostra nazione”. A fargli eco è stato il ministro delle forze armate Al Carns, secondo cui la Gran Bretagna si trova “sul piede di guerra” e “l’ombra della guerra è alle porte dell’Europa”. Un atteggiamento in pieno stile britannico.

Il dietrofront di Zelensky

Volodymyr Zelensky, come da copione, ha cambiato ancora una volta posizione, piantando altri paletti lungo il percorso seguito dai mediatori statunitensi. La posizione russa “non è ancora cambiata: vogliono il nostro Donbass. E noi non vogliamo cedere il nostro Donbass”, ha dichiarato il presidente ucraino dopo i round di colloqui a Berlino della sua delegazione con gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner per far cessare il conflitto. Al centro del piano di pace c’è una corposa concessione territoriale. L’Ucraina cederebbe l’intera regione orientale del Donbass, sia le aree occupate dalla Russia sia quelle ancora controllate dalle sue truppe. Queste ultime si ritirerebbero dalle aree in questione, che verrebbero designate come “zona demilitarizzata”. Il territorio sarebbe riconosciuto a livello internazionale come appartenente alla Federazione russa, anche se ai soldati di Putin sarebbe vietato l’ingresso.

“Gli americani vogliono trovare un compromesso, offrono una ‘zona economica libera’. E lo sottolineo ancora una volta: ‘zona economica libera’ non significa sotto la guida della Federazione Russa. Né de jure né de facto riconosceremo il Donbass come russo, ovvero la parte temporaneamente occupata”, ha aggiunto Zelensky, sottolineando che non esiste “consenso su questo tema” con gli statunitensi.

Dalla Russia nessuna tregua di Natale in Ucraina

Mosca non concederà alcuna “tregua di Natale” in Ucraina. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulla proposta di Volodymyr Zelensky per un cessate il fuoco, in particolare una tregua nei raid contro le infrastrutture energetiche, nel periodo natalizio.

“Vogliamo la pace, non vogliamo una tregua che dia respiro all’Ucraina per prepararsi a continuare la guerra”, ha chiarito Peskov, ribadendo la contrarietà a soluzioni a breve termine. “Vogliamo che questa guerra finisca – ha insistito il portavoce – raggiungere i nostri obiettivi, assicurare i nostri interessi e garantire la pace in Europa per il futuro. Questo è quello che vogliamo”. Respinta, prima ancora di vederla, la proposta dei leader europei sulla creazione di una forza multinazionale per garantire la pace in Ucraina. Per i russi “la partecipazione degli europei” ai colloqui “non promette nulla di buono” e gli accordi raggiunti con la loro presenza “potrebbero essere inaccettabili”.


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