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Quando Sanremo va in forno, Torino canta da Flegrea in una sinfonia di sapori

di nicola santini -


A Torino, esiste una pizzeria che ha l’età delle cose serie e il fiuto delle cose leggere, perché dal 1976 Flegrea sta in corso Massimo d’Azeglio a fare quello che la città, tra posa sabauda e nostalgia, tratta come dettaglio e invece vale come rito, dare piacere, dare conforto, dare identità.
Nata quando la pizza napoletana arrivava al Nord con l’aria di una faccenda domestica portata in valigia, Flegrea ha imposto il forno a legna come idea di verità, una grammatica fatta di calore, cornicione e tempi giusti, mentre Torino capiva che la modernità passa anche da ciò che si mastica, specialmente quando fuori piove e i proclami culturali servono a poco.

Oggi, che la parola evento finisce appiccicata anche a un caffè versato bene, loro fanno qualcosa di più concreto, prendono l’immaginario di Sanremo e lo trasformano in un disco di impasto che parla di scena, colore e mare, restando pizza, cioè materia e tecnica prima del racconto.

La Pizza Sanremo tra estetica, tecnica e gusto

La “Pizza Sanremo” nasce da un colpo d’occhio, con una base al carbone, nera e teatrale, che la foto se la prende da sola, e che porta con sé una digeribilità reale, utile a chi vuole alzarsi da tavola lucido e contento. Sopra, il cuore resta lattiero, con il fior di latte che fa da contrappunto al carpaccio di gambero rosso, mentre una maionese alle olive taggiasche e basilico porta la Liguria dentro il boccone con grazia adulta, e i fiori eduli chiudono il cerchio come citazione della città dei bouquet, dove la musica e i petali vivono nello stesso teatro da una vita.

Disciplina quotidiana, accoglienza e continuità

Il punto, però, resta la pizzeria più della trovata, perché questa insegna torinese ha costruito reputazione e fedeltà su una disciplina quotidiana che si sente al primo morso e al secondo ritorno, materie prime scelte davvero, tra DOP, IGP e Presìdi Slow Food, utili a dare sostanza e carattere, lontani dalla collezione di bollini da esibire. In mezzo secolo hanno aggiornato il menu con la costanza di chi lavora e ascolta, mantenendo il centro napoletano e lasciando che il contorno cambiasse con la città e con i suoi appetiti, che oggi pretendono qualità alta e leggerezza insieme.

In questa stessa logica hanno preso sul serio anche il pubblico celiaco, arrivando a un livello tecnico che merita rispetto, grazie a un forno dedicato e a una birra gluten free prodotta in casa, gesto che racconta un’idea semplice, la pizza appartiene a chi la desidera, e chi la fa bene trova sempre un modo per accoglierlo.

Così la “Pizza Sanremo” diventa il pretesto giusto per ricordare che, quando la tradizione smette di irrigidirsi e accetta di giocare con stile, il risultato profuma ancora di forno e resta credibile, e fa venire voglia di sedersi. E in una città che cambia pelle a colpi di mode importate, Flegrea continua a fare da bussola, perché il suo indirizzo resta quello dei ritorni, dei compleanni, delle cene dopo teatro, della fame che chiede una cosa sola, impasto vivo e ingredienti puliti, serviti con quel tono diretto che Torino riserva alle cose che rispetta.


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