Italia – Iran: la diplomazia parallela che “non si vede”
Ancor prima del governo in carica, una "ragion di stato" che serve a preservare sicurezza e economia reale
Il porto di Trieste, unico "franco internazionale" in Italia
Assai sotto traccia nel panorama informativo nazionale, la diplomazia parallela tra Italia e Iran riemerge ciclicamente.
Il caso Tovaglieri, il caso Mattarella
Pochi giorni fa, l’eurodeputata leghista Isabella Tovaglieri, una fedelissima del leader Salvini, finita nel mirino dei media iraniani dopo le sue prese di posizione critiche verso il regime. Ancora, a Teheran, strappata una foto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un gesto plateale, ripreso e rilanciato, letto come risposta simbolica alle critiche europee sul dossier nucleare e sulle proteste interne iraniane. in risposta, una linea netta ma misurata.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri. Toni fermi, nessuna escalation. Un copione noto: protesta ufficiale, richiamo al rispetto reciproco, ritorno alla gestione ordinaria dei rapporti.
I casi Piperno e Sala
Anche la Lega ha reagito in modo istituzionale. Nessuna campagna martellante sui social, nessun post di rilancio da parte di Matteo Salvini. Una scelta che può sorprendere solo in apparenza. Da sempre, un rapporto tra i due Paesi su un terreno scivoloso ove l’Italia – anche prima dell’avvento del governo oggi in carica – tiene a mantenere un ruolo di ponte tra Iran e l’Europa.
Alessia Piperno, arrestata a Teheran nel 2022 durante le proteste, liberata dopo settimane di trattative. Cecilia Sala, fermata nel dicembre 2024 e rientrata in Italia l’8 gennaio 2025, tornata libera in coincidenza con il mancato via libera all’estradizione verso gli Usa dell’iraniano Mohammad Abedini. Un nesso mai formalizzato, ma mediaticamente evidente. Dietro, la diplomazia parallela e il lavoro dell’intelligence.
La protezione dell’economia reale
Perché l’Italia mantiene pure un interscambio con l’Iran di circa 700 milioni di euro l’anno, in linea con una fascia medio-bassa tra i partner Ue, ma concentrato in distretti industriali ad alta specializzazione tra Emilia e Nord-Est. Macchinari, componentistica, tecnologie dual use che viaggiano dai porti italiani verso scali stranieri, in particolare quelli turchi. Mentre è solo in apparente “sonno” il rapporto Eni con l’Iran costituito pure dal periodico recupero di debiti pregressi. Nel complesso, dopo l’attivazione del meccanismo di “snapback” delle sanzioni, operazioni rientrate nel cosiddetto “residuo contrattuale”, con clausole di salvaguardia per evitare contraccolpi di sistema.
Una “ragion di Stato” per tenere aperti i canali, proteggere interessi energetici e industriali. Senza rinunciare alla fermezza formale, ma evitando strappi irreversibili. Una linea sottile che intreccia sicurezza e economia reale. Su quest’ultima, da qualche anno, non sono pochi gli alert.
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