La punta dell’Epstein: il tramonto inglorioso delle vecchie élite
Bill Clinton sfila davanti alla Commissione di inchiesta, la ragnatela di rapporti di Epstein. Dal Wef a Gates: siamo alla caduta degli (ex) dei?
di ERNESTO FERRANTE e GIOVANNI VASSO
Il fantasma di Jeffrey Epstein a bordo del suo famigerato Lolita Express sta facendo tremare il cielo e la terra. Nemmeno il più abile dei piloti e il più temibile dei caccia avrebbero potuto fare tanti danni. Non esistono posti sicuri, anche nello spazio, “buchi neri” compresi, come dimostra la foto di Stephen Hawking negli Epstein files. Lo scienziato è stato immortalato insieme a due donne che, secondo il Times, erano le sue badanti. La sua famiglia ha fatto sapere che risale al periodo di un simposio scientifico del 2006 presso l’hotel a cinque stelle Ritz-Carlton di St. Thomas. Il cosmologo di Oxford è stato tra i 21 scienziati che hanno visitato l’isola di Epstein, Little Saint James, per “discutere, rilassarsi sulla spiaggia e fare una gita alla vicina isola privata di Epstein, finanziatore dell’evento”.
La punta dell’Epstein
Negli Stati Uniti, le prove della scomoda amicizia hanno dato origine a uno scontro al calor bianco tra democratici e repubblicani. “So quello che ho visto e, cosa più importante, quello che non ho visto. So quello che ho fatto e, cosa più importante, quello che non ho fatto. Non ho visto nulla, non ho fatto nulla di sbagliato”, ha detto Bill Clinton nella sua dichiarazione di apertura durante la deposizione di fronte alla Commissione di Vigilanza della Camera sul caso Epstein, il giorno dopo quella fluviale della moglie Hillary. Una sorta di scioglilingua per cercare di minimizzare il fatto Jeffrey Epstein si recò alla Casa Bianca 17 volte quando Bill era presidente. Il “dem” volò sull’aereo del finanziere 27 volte.
Porte chiuse e libri che fanno paura
I democratici della Commissione, contrattaccando, hanno chiesto che il presidente americano Donald Trump testimoni “immediatamente” sul caso Epstein, proprio come i coniugi Clinton, a porte chiuse.
Traballa anche la monarchia britannica. Il temuto libro di memorie di Sarah Ferguson, ex moglie di Andrea, potrebbe dare il colpo di grazia alla già compromessa reputazione di Buckingham Palace. Fergie starebbe prendendo in considerazione l’idea di parlare dei suoi legami con Epstein, dei segreti reali e dell’allontanamento dalla principessa Diana.
Siamo alla fine di un ciclo?
Può essere la fine di tutto. E perciò, se è vero che il tempo è un girotondo e quando si chiude un ciclo subito se ne apre un altro, siamo di fronte all’inizio. Alla punta dell’Epstein. Non tutti i re hanno la corona. Alcuni hanno, o meglio avevano, un club super-esclusivo da gestire. Come il World Economic Forum a Davos, per esempio. Avrebbe dovuto inaugurare il nuovo corso, Børge Brende. Quello che avrebbe pensionato l’ineffabile Klaus Schwab e rottamato l’epoca del woke declinato tra economia (poca) e finanza (troppa).
Non solo Brende: ricordi Summers?
È durato appena otto mesi. Larry Fink, il capo di BlackRock che ha preso la tolda del comando a Davos, ha detto che non ci sono altri rischi e che gli audit disposti non hanno rilevato “ulteriori preoccupazioni”. Come se non fosse già abbastanza. La credibilità è tutto per chi ha preteso, e pretende ancora, di dettare la linea economica (che poi è politica) al resto del mondo. E no, il problema è molto più strutturale di quanto si voglia pensare. Bisognerebbe chiedere spiegazioni pure a Larry Summers, ex Segretario al Tesoro proprio dell’elusivo Bill Clinton. Un uomo, Summers, che a Davos era di casa ai tempi di Schwab. E che ha contribuito a plasmare le politiche economiche degli ultimi decenni. Dal lassez faire che ha stritolato i piccoli salvando, sistematicamente, i Too Big to Fail fino alle rudi politiche monetarie attuali.
Il crepuscolo degli idoletti
Potenti veri, a cominciare da Bill Gates. Che ha deciso di scusarsi coi dipendenti della sua stessa Fondazione per aver tradito la moglie ai festini. E a cui, presto, sfileranno Microsoft. Altrimenti in India, al gran simposio sull’Ai, sarebbe andato, altro che chiacchiere. La verità è che l’Occidente non è (tutto) il mondo. Altrove, certe cose, non passano. E no, non sono (solo) i tradimenti né gli scandali e nemmeno i rapporti oscuri. È altro. La perdita del potere, la caduta degli idoletti di cartapesta che si ritenevano oracoli inavvicinabili. Eccolo, l’unico peccato che non si perdona a nessuno. Men che mai a loro. E forse sì, magari pensarlo sarà cinico ma forse andrà così: una classe dirigente sarà spazzata via (era ora, possiamo dirlo?) e chissà cosa arriverà adesso. In fondo non siamo che alla punta dell’Epstein.
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