Quando chiude un’edicola si spegne un pezzo di città
La crisi delle edicole non si ferma, dimezzate le attività in meno di vent'anni.
Per decenni sono state un presidio quotidiano, un’edicola in ogni angolo delle città, almeno una in ogni paese, un punto fermo del mattino come il caffè al bar o il saluto al vicino. Oggi, invece, l’elenco delle serrande che si abbassano “per sempre” cresce giorno dopo giorno. La crisi non è improvvisa, ma il ritmo con cui avanza racconta un cambiamento culturale profondo, forse irreversibile.
Il digitale corre, le edicole arrancano
L’informazione digitale ha trasformato abitudini e tempi di lettura. Tablet e smartphone hanno preso il sopravvento, offrendo notizie in tempo reale, spesso gratuite, sempre disponibili. In questo scenario gli edicolanti che resistono chiedono sostegni simili a quelli destinati alle grandi aziende, perché la loro non è solo un’attività commerciale, è un servizio culturale, un presidio sociale, un pezzo di economia minuta che tiene insieme le comunità. Ma il tempo del romanticismo culturale sembra finito. Quel gesto semplice di un giornale tra le mani per iniziare la giornata oggi appare quasi un rituale d’altri tempi.
Un rapporto umano che non esiste più
Un tempo tra edicolante e lettore c’era un rapporto di stima, di fiducia, spesso di amicizia. Bastavano quattro chiacchiere, un consiglio su cosa leggere, un saluto sincero. Era un microcosmo di relazioni spontanee, quotidiane, che contribuivano alla vita di quartiere. Oggi quel tessuto si è assottigliato. Le notizie scorrono su schermi impersonali, filtrate da algoritmi che non conoscono né i nostri nomi né le nostre abitudini. La mediazione umana è scomparsa, sostituita da notifiche e feed personalizzati.
Senza edicole saremo più poveri
La chiusura delle edicole non è solo un fatto economico, è un impoverimento culturale e sociale. Perché la carta resta carta, con il suo peso, il suo odore, la sua lentezza che invita alla riflessione. Il digitale, invece, corre veloce e non sempre sappiamo dove ci porterà, quali nuove “diavolerie” ci proporrà, quali filtri applicherà alla nostra capacità di comprendere il mondo.
Senza edicole saremo più poveri di relazioni umane, più poveri culturalmente, più soli nelle nostre letture solitarie e frammentate. Ogni edicola che chiude è un pezzo di città che si spegne, un luogo di incontro che si dissolve, un presidio di memoria che si perde.
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