Quella raccolta fondi delle toghe schierate per il No
C’è un limite che l’Associazione nazionale magistrati dovrebbe conoscere e soprattutto dovrebbe rispettare: quello tra rappresentanza e militanza. È girato un volantino negli ambienti romani di una “festa del distretto” a Villa Spada, buffet e dj set, 60 euro a testa, con devoluzione al comitato “Giusto dire no” (con tanto di iban). Una cena di autofinanziamento politico, ospitata in un circolo della Guardia di Finanza, promossa – almeno così pare dal volantino – dall’Anm-sezione Lazio. Il “sindacato” delle toghe, proprio quelle che decidono ogni giorno della libertà e della reputazione dei cittadini.
Dopo il clamore l’evento è stato (giustamente) annullato. Ma il messaggio terrificante resta: un’associazione che dovrebbe tutelare autonomia e indipendenza appare invece totalmente schierata, ovviamente contro la riforma della magistratura. E appare pure incapace di trasparenza (all’Anm nazionale nessuno sa niente di quel volantino, perché – dicono – riguarda una sezione regionale). Ebbene, queste toghe che fanno politica e organizzano cene per raccogliere fondi, si togliessero la toga e si candidassero alle elezioni. Poi hai voglia a fare buffet con il dj set per finanziare la campagna elettorale. Essere l’uno e l’altro – magistrato e militante politico schierato per il No alla riforma che non a caso punta anche a evitare tutto questo – è inaccettabile.
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