L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Sport

Rapporto Sport 2025: l’Italia investe sul movimento

di Laura Tecce -

dal sito di sportesalute.eu


Nel panorama delle politiche pubbliche italiane, lo sport si sta progressivamente affermando non più come ambito collaterale, ma come infrastruttura strategica dello sviluppo economico e sociale del Paese. È questa la fotografia che emerge dal Rapporto Sport 2025, presentato giovedì scorso al Foro Italico di Roma dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e Sport e Salute: un documento che restituisce numeri ma soprattutto una direzione politica precisa. Il settore sportivo oggi genera 32 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,5% del PIL nazionale, con una crescita del 30,1% in un solo anno, un dato che certifica la trasformazione dello sport in una vera e propria filiera produttiva, capace di attivare occupazione – oltre 421 mila addetti – e di proiettarsi sui mercati internazionali.

Il peso economico e l’export dello sport

L’export di beni sportivi ha infatti raggiunto i 4,7 miliardi di euro, con Stati Uniti, Francia e Germania come principali destinazioni. Numeri che collocano lo sport tra i comparti più dinamici dell’economia italiana. Ma il cuore del rapporto non è soltanto economico. È culturale e sociale. Sono 38 milioni gli italiani fisicamente attivi, due su tre, mentre il tasso di sedentarietà scende al 33%, minimo storico. In un solo anno circa un milione di persone ha abbandonato l’inattività, segnale di un cambiamento strutturale negli stili di vita e del ruolo fondamentale svolto dalla scuola: due ragazzi su tre tra i 6 e i 14 anni praticano sport organizzato, un dato che assume valenza politica oltre che educativa.

Scuola, inclusione e politiche educative

In quest’ottica il progetto “Scuola Attiva”, promosso da Sport e Salute insieme al Ministero dell’Istruzione e del Merito e al Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio, che ha coinvolto 12.240 scuole, oltre 112 mila classi e 2,2 milioni di studenti, rappresenta un importante investimento sistemico sul capitale umano, dove lo sport diventa strumento di inclusione, prevenzione sanitaria e costruzione delle competenze trasversali. E il ritorno dei Giochi della Gioventù  rafforza ancor di più questa dimensione comunitaria, restituendo allo sport una funzione aggregativa che travalica la mera performance agonistica.

Criticità infrastrutturali e visione futura

L’attività fisica si configura dunque come politica pubblica di lungo periodo, capace di incidere su salute, coesione sociale e produttività futura ma permangono tuttavia criticità strutturali: a fronte di una domanda crescente, il sistema infrastrutturale mostra segni di obsolescenza. Oltre il 40% degli impianti sportivi, su un totale di più di 78 mila strutture, risale agli anni Settanta e Ottanta e necessita di interventi di riqualificazione. E proprio su questo aspetto si concentra una delle principali sfide per i prossimi anni, il messaggio che emerge è chiaro: lo sport non è più una voce di spesa accessoria, ma una scelta strategica di futuro. Una politica industriale, educativa e sociale insieme, capace di raccontare un’Italia che cresce non soltanto nei numeri, ma nella qualità della propria visione collettiva.

Leggi anche: Oltre i grandi eventi: Sport e Periferie come banco di prova delle politiche sportive


Torna alle notizie in home