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Esteri

Rubio: “nessuna legge obbliga l’amministrazione a rendere edotto il Congresso prima di un’azione”

di Cinzia Rolli -


Recentemente è riemerso un video dell’ex Presidente della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi, dove la democratica della California difende con fermezza la decisione dell’amministrazione Obama di colpire la Libia senza autorizzazione del Congresso, cosa di cui si accusa oggi il Presidente Trump.

Il Portavoce della Pelosi, Ian Krager, si è giustificato a Fox News Digital spiegando che c’è una grande differenza tra le limitate operazioni in Libia e la crescente guerra in Iran. “Quando esiste la prospettiva di una guerra prolungata ed estesa, la Costituzione e il War Powers Act parlano chiaro: serve l’autorizzazione del Congresso. La decisione del Presidente Trump di avviare ostilità militari in Iran segna l’inizio di un’altra guerra inutile che mette in pericolo i nostri militari e destabilizza una regione già fragile” ha dichiarato la Pelosi in un post su X.

I democratici stanno perseguendo una risoluzione che non consentirebbe a Trump di intraprendere ulteriori azioni militari contro l’Iran senza espressa approvazione del Congresso.

Ma gli attacchi del Presidente americano sono simili per certi aspetti alla decisione del Presidente Barack Obama di colpire la Libia nel 2011 con l’Operazione Odyssey Dawn. In quell’occasione Obama ordinò una serie di offensive contro la Libia per dissuadere Gheddafi dal colpire i manifestanti civili. Nel 2011 infatti scoppiò una rivolta in Libia con proteste a Bengasi ed in altre città. Come oggi in Iran, Gheddafi affrontò la minaccia al suo governo  in modo molto violento. Obama dichiarò all’epoca di aver attaccato per difendere i civili libici, descrivendo le incursioni tentativi di difesa del diritto internazionale. Inoltre ha sempre dichiarato di aver consultato un gruppo bipartisan di legislatori del Congresso prima di avviare l’operazione.

I giornalisti hanno chiesto al Segretario di Stato Marco Rubio perché nessuno dell’amministrazione del Presidente Trump abbia informato il Congresso prima degli attacchi congiunti intrapresi da Stati Uniti e Israele contro il regime iraniano.

Rubio ha risposto con fermezza che la Gang of Eight, un gruppo composto dagli otto leader di più alto rango del Congresso, sono stati notiziati anche se nessuna legge obbliga l’amministrazione a rendere edotto il Congresso prima di un’azione. “La legge dice che dobbiamo avvisarli 48 ore dopo l’inizio delle ostilità. Ma abbiamo comunque avvertito i membri del Congresso in anticipo. Non possiamo avvisare 535 membri del Congresso”, queste le sue parole.

Il Presidente deve informare l’Assemblea entro due giorni dei combattimenti imminenti e può proseguire l’azione militare per soli sessanta giorni più ulteriori trenta per il ritiro delle truppe, senza necessità di un voto congressuale.

C’è anche chi ha addirittura fatto riferimento al Federalista n. 70 (o Federalist No. 70), uno dei saggi più celebri dei Federalist Papers, scritto da Alexander Hamilton e pubblicato nel 1788. In questo testo, Hamilton difende la necessità di un potere esecutivo forte e unitario, incarnato da un unico Presidente, confutando l’idea che un organo collegiale, ovvero più persone a capo del governo, sia più sicuro per una repubblica. Punti chiave in Federalist 70 sono l’energia e l’unità, caratteristiche fondamentali per un buon governo; la responsabilità: un singolo presidente è più facile da monitorare; decisione e segretezza: un solo dirigente è in grado di prendere decisioni rapide durante crisi o minacce straniere; sicurezza e protezione: un leader forte può proteggere la Nazione.

Il Presidente Harry Truman ordinò l’invio di forze aeree e navali in Corea del Sud nel 1950. Il Presidente Lyndon Johnson inviò truppe in Vietnam nel 1965. Il Presidente Bill Clinton intraprese un’azione militare nel 1999 per fermare il dittatore Slobodan Milosevic. Il Presidente George Bush inviò truppe in Iraq nel 2006 per rovesciare Saddam Hussein. E il Presidente Obama schierò l’esercito per eliminare Gheddafi.

Nel 1973, alla fine della guerra in Vietnam, fu approvata la War Powers Resolution (Risoluzione dei Poteri di Guerra) che ordina appunto al Presidente di notificare entro 48 ore l’inizio delle ostilità e gli assegna 60 giorni per portare a termine la missione. Finora Trump ha rispettato la risoluzione. Come ha ricordato Rubio ai giornalisti: ogni Presidente dal 1973 ha contestato la costituzionalità della War Powers Resolution.

Quando Clinton sfidò il WPR per intraprendere un’azione militare in Kosovo e quando Obama attaccò la Libia, i membri del Congresso fecero causa e persero in Tribunale entrambe le volte.

Probabilmente occorre una riforma della War Powers Resolution del 1973 affinché lo scontro tra Pelosi e amministrazione Trump non rimanga vuoto scambio di contestazioni politiche.


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