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Esteri

Sull’orlo del passo falso: Mosca apre ai negoziati, l’Ue accelera verso lo scontro

La guerra in Ucraina e chi vuole davvero che finisca

di Ernesto Ferrante -


L’Europa si muove come se fosse già dentro una guerra. Il raid russo contro un treno ucraino vicino al confine polacco ha scatenato una raffica di reazioni che, più che alla prudenza diplomatica, somigliano a un crescendo di allarmi e posture muscolari. Da Bruxelles a Berlino, da Londra a Roma, il messaggio è sempre che la Russiaintimorisce”, “provoca”, “testa le reazioni dell’Occidente”. Ma dietro questa narrazione si consolida un fronte europeo che sembra voler spingere il continente verso una dinamica di confronto diretto con Mosca, alimentando un clima di assedio che rischia di diventare esso stesso una profezia auto-avverante.

I guerrafondai preparano il terreno per lo scontro

Le parole dell’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas sono emblematiche. Il raid russo avrebbe “lo scopo di spaventare i Paesi occidentali affinché smettano di sostenere l’Ucraina”. Una lettura che trasforma ogni attacco in un tassello di un grande disegno strategico, e che giustifica l’idea che l’unica risposta possibile sia un ulteriore irrigidimento. La Commissione europea, del resto, ha da poco stanziato 6,1 miliardi per la difesa aerea ucraina, rivendicando la necessità di “rafforzare la capacità europea di affrontare tali minacce”. Berlino parla apertamente di “ulteriore dinamica di escalation”. Londra assicura che non si farà “scoraggiare”. Roma, con Antonio Tajani, ribadisce che “non ci facciamo intimidire”. È un coro che non lascia spazio a un’altra lettura. L’Europa si sente sotto attacco e reagisce come se la guerra fosse già arrivata ai suoi confini.

Il canale negoziale è ancora aperto

Eppure, mentre l’Ue alza il volume della retorica, da Mosca arrivano segnali che raccontano un quadro diverso. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha accolto con favore l’appello del presidente statunitense Donald Trump a Volodymyr Zelensky perché interrompa gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe. E soprattutto ha ribadito che “qualsiasi Paese può utilizzare la propria influenza sul regime di Kiev per spingerlo a una maggiore flessibilità”, definendo questo un contributo “significativo” alla soluzione del conflitto. Non è una svolta, ma è un’apertura. La Federazione russa indica la disponibilità a un percorso negoziale, sottolinea l’interesse di India e Cina a mediare, e afferma che Putin ha fornito “ulteriori chiarimenti” ai suoi interlocutori su come “stanno realmente le cose” sul terreno.

A caccia di Patriot

Intanto, dentro l’Unione europea e nella Nato cresce la pressione su Spagna e Grecia affinché cedano agli ucraini i loro missili Patriot. Un pressing che rivela la fragilità della strategia occidentale. Gli intercettori scarseggiano, i tempi di consegna americani sono lunghi, e l’inverno incombe. Si lavora a scambi, incentivi, corsie preferenziali. Ma la sostanza è che l’Europa sta svuotando i propri arsenali per sostenere un conflitto che non riesce a indirizzare politicamente. E, se i Patriot non basteranno, “il morale della popolazione ucraina potrebbe essere scosso”, come ammettono fonti europee.

Guerra tra bande in Ucraina

A rendere tutto più inquietante è il nuovo scandalo di corruzione esploso a Kiev. Il procuratore generale Ruslan Kravchenko si è dimesso, è fuggito in Polonia, e il suo ufficio è coinvolto in un’indagine che parla di organizzazioni criminali, frodi, documenti falsificati, lotte interne tra organismi anticorruzione. La Nabu e la Sapo denunciano “un attacco sistematico” alla loro indipendenza. Zelensky chiede la destituzione del procuratore. Bruxelles, imbarazzata, si limita a dire che “non commenta”.

È un quadro che conferma la fragilità strutturale dello Stato ucraino, rendendo ancora più difficile spiegare perché l’Ue, e Paesi come l’Italia, continuino a inviare miliardi, armi, sistemi d’arma avanzati, senza pretendere riforme reali e senza interrogarsi sulla “sostenibilità politica” di questo supporto. L’Europa finanzia uno Stato attraversato da scandali, tensioni istituzionali, faide tra procure e organismi anticorruzione. E lo fa mentre parla di escalation, di deterrenza nucleare avanzata, di “non farsi intimidire”.

La contraddizione è lampante. Mosca apre uno spiraglio ai negoziati, Bruxelles invece sembra preferire la retorica della guerra. Le gravi falle nella governance ucraina non le impediscono di continuare a staccare assegni al buio.


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