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Politica

Grillo torna in campo: Movimento zero stelle, guerra nel campo largo e regalo alla Meloni

di Eleonora Manzo -


Beppe Grillo ha deciso che il silenzio è roba da provinciali. Dopo mesi di assenza, il fondatore del M5S torna alla carica: il 21 settembre sarà ospite del podcast di Fedez e Mr.Marra, e intanto lascia trapelare il piano. Un nuovo partito, posizionato a sinistra del campo progressista, pronto a rosicchiare voti al M5S di Giuseppe Conte.

La mossa ha dell’incredibile. Grillo, che fondò il Movimento per ‘aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno’, ora dichiara guerra al tonno stesso. Non ha mai digerito la trasformazione del M5S da movimento antisistema a forza di governo, e meno che mai ha digerito Conte, l’ex premier che ha trasformato il testimone in bastone da passeggio per salire le scale del potere.

‘Il Movimento ha perso la sua identità’, ha scritto sul suo blog. E se c’è una cosa che Grillo odia più dei partiti tradizionali, è vedere il suo diventare un partito tradizionale.

Ma Grillo non si limita a lamentarsi. Si rimette in gioco con un’idea assurda ma logica. Una lista più a sinistra del M5S, più pura, più grillina. Il ‘Movimento zero stelle’ pescherebbe nell’elettorato deluso di Conte, in chi crede ancora che i parlamentari debbano guadagnare molto molto meno.

I numeri fanno tremare. Secondo un sondaggio di Noto, un partito di Grillo toglierebbe a Conte almeno un terzo dei voti. Il campo largo rischia di vedersi spaccata la faccia prima ancora di camminare insieme.

E qui entra in scena Giorgia Meloni. La premier osserva la sinistra litigare come gatti in un sacco e vede materializzarsi il sogno di ogni leader di centrodestra, una sinistra che si sfalda da sola. Meloni non deve fare nulla: stare seduta, governare, guardare lo spettacolo. È il regalo di Natale a settembre, con fiocco firmato Grillo.

La premier ha di fronte un campo progressista diviso, e fin qui nessuna novità, se non fosse per la presenza grillina. Conte tira a destra, Grillo a sinistra, il PD tiene i cocci con la colla del realismo. Divide et impera, senza bisogno di dividere.

Grillo dirà che si batte per principi e onestà. Dirà che Conte ha tradito la rivoluzione. E non è detto che abbia torto. Il M5S al governo ha dovuto sporcarsi le mani, e per Grillo questo è il peccato originale.

Ma torna a settantotto anni con un passato che pesa. Il suo ultimo periodo al timone fu un disastro di contraddizioni e voltafaccia. L’Italia ricorda governi improbabili e promesse disattese.

E tornerà nel podcast di Fedez, metafora perfetta della sua avventura: intrattenimento, politica leggera, battute. È qui che lancia il messaggio? Forse sì, perché Grillo ha capito che la politica italiana si gioca sui sentimenti, non sui programmi.

Conte ha replicato con sufficienza. Vada dove vuole’.  Ma sotto c’è il panico. Grillo non è un ex qualsiasi, è il padre fondatore. E quando il padre dice che i figli hanno tradito, qualche parente dà ascolto.

La battaglia legale per il simbolo continua, ma i tempi sono stretti. Da qui il piano B. Se non riprendo il vecchio partito, ne fondo uno nuovo. È la logica dello scisma religioso, che nella storia rafforza la Chiesa madre o distrugge entrambe.

Nel frattempo al centrodestra stappano lo champagne. Questa guerra civile grillina è il miglior alleato di Meloni. Non deve temere – ma forse non è mai successo – un’opposizione unita: ha un campo largo che si spacca, un M5S diviso, un Grillo che urla e un Conte che tiene i cocci. Scenario da manuale per una rielezione tranquilla.

Grillo farà spettacolo. Ma il pubblico sarà selezionato. Meloni e i suoi elettori, che applaudono mentre la sinistra si auto-distrugge da kamikaze.  

Forse è questo il senso della politica grillina. Non vincere, ma urlare. Non governare, ma denunciare. E intanto a Palazzo Chigi qualcuno sorride. Perché nel gioco della politica italiana, chi si divide perde. E chi perde, lascia vincere gli altri.

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