Salute mentale, l’emergenza: 2 milioni di italiani fuori dai radar
Fermo al 2023 il monitoraggio di una situazione al collasso
L’Italia, in una emergenza lunga e silenziosa della salute mentale. I dati più recenti disponibili ufficialmente, nel Rapporto Salute Mentale 2023 pubblicato dal ministero guidato da Orazio Schillaci alla fine dell’anno successivo. Numeri in crescita ma restano privi di aggiornamenti per il 2024 e il 2025. la spia di una questione complessa, evidentemente difficile anche da monitorare in tempo reale.
Salute mentale, una lunga e silenziosa emergenza
Secondo il rapporto, 854mila e 40 persone sono state assistite nel corso del 2023 dai servizi specialistici per problemi psichiatrici in Italia, con un aumento di circa il 10% rispetto al 2022. I dati coprono 139 Dipartimenti di Salute Mentale distribuiti sul territorio.
Nel 2023, 273mila e 172 persone hanno avuto un primo contatto con i servizi nel corso dell’anno, il 94,7% di questi lo ha fatto per la prima volta nella sua vita. l’indicazione di una maggiore domanda di assistenza, ma anche di un crescente bisogno di riconoscere condizioni che in passato potevano passare sotto traccia.
La composizione dei pazienti riflette la struttura demografica del Paese. Il 67,3% ha più di 45 anni, solo una minoranza sotto i 25 anni. Differenze di genere marcate. I tassi di disturbi affettivi, nevrotici e depressivi risultano quasi doppi nelle donne rispetto agli uomini. I disturbi schizofrenici e da abuso di sostanze sono più frequenti nel sesso maschile.
Le carenze lungo lo Stivale
Accanto ai numeri relativi ai servizi specialistici, gli accessi ai pronto soccorso per disturbi mentali aumentati significativamente. Ogni giorno, quasi 1.571 persone si presentano nei pronto soccorso italiani per condizioni psichiatriche, con più di 26mila accessi in più nel 2023 rispetto al 2022. Parallelamente, i ricoveri nei reparti psichiatrici ospedalieri sono aumentati di circa 7mila unità.
Nonostante gli utenti dei servizi territoriali siano in aumento, la dotazione di personale è in calo. Nel 2023 risultano poco più di 29mila operatori nelle unità psichiatriche pubbliche, rispetto ai circa 30mila dell’anno precedente, con riduzione sia degli psicologi che degli infermieri. Parallelamente, il numero di posti letto in strutture residenziali e semiresidenziali è rimasto stabile o in leggera diminuzione, fissandosi intorno a circa 9,3 letti ogni 100mila abitanti. Una dotazione complessivamente contenuta rispetto ad altri Paesi europei.
Un quadro critico
Questa combinazione di domanda crescente, risorse assistenziali ridotte e mancanza di dati aggiornati alimenta un quadro critico. L’Italia manca di un monitoraggio tempestivo e continuativo sulla salute mentale, costringendo specialisti e decisori a lavorare con informazioni che si riferiscono a due anni prima.
La questione non riguarda solo la quantità di assistiti ma anche l’impatto sociale e culturale della condizione mentale nel Paese. Studi presentati nel 2025 dalla Società Italiana di Psichiatria Sociale stimano che oltre 700mila giovani convivono con disturbi psichici, in particolare ansia e depressione. E ricordano che oltre il 70% delle problematiche di salute mentale insorge entro i 24 anni di età, rendendo fondamentale la prevenzione e l’intervento precoce.
Schillaci: “Nessuno resti indietro”
In questo contesto, i rappresentanti delle istituzioni sanitarie hanno più volte sottolineato l’urgenza di dare priorità alla salute mentale. In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2023, il ministro della Salute affermava che “dobbiamo continuare ad agire affinché nessuno sia lasciato indietro” e ribadiva l’importanza di investire in salute mentale come parte integrante delle agende di salute globale. Un messaggio per evidenziare il ruolo della prevenzione e del supporto familiare e comunitario. Poi, nessuna successiva pubblicazione di dati più aggiornati.
Oltre alla dimensione di cura, la spesa pubblica dedicata alla salute mentale resta relativamente bassa rispetto ad altri Paesi europei, con stime che indicano una quota inferiore al 3% del Fondo Sanitario Nazionale destinata a questo ambito. Un livello di finanziamento che mette a confronto l’aumento dei bisogni assistenziali con una dotazione economica e di personale che fatica a sostenere la domanda.
Fino a 2 milioni di italiani fuori dai radar
Per molte famiglie e pazienti, la mancanza di servizi adeguati si traduce in liste di attesa lunghe, difficoltà di accesso a cure territoriali e ricorso più frequente ai pronto soccorso come porta d’accesso principale alla rete assistenziale.
Anche perché, incrociando i dati del ministero con le indagini sulla diffusione dei disturbi mentali, emergerebbe che tra 1,5 e 2 milioni di italiani con bisogni clinicamente rilevanti non risultano presi in carico dai servizi pubblici.
La spia di una situazione al collasso
Il fattore di ultimi dati pubblici disponibili risalenti al 2023, insomma, la spia di una problematica sanitaria e sociale in cui la raccolta e l’elaborazione dei dati faticano a tenere il passo con l’evoluzione reale della domanda di cura.
Nel 2026, l’Italia di fronte due sfide: aggiornare in tempo reale il quadro epidemiologico della salute mentale e tradurre questi numeri in interventi concreti, investimenti mirati e una rete di servizi che non lasci indietro chi soffre in silenzio. L’emergenza mentale non può più aspettare.
Leggi anche Caos sanità: 8mila reparti senza direttori negli ospedali
Torna alle notizie in home